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    Data di pubblicazione: 27/10/2026

  • Personale ATA Nella scuola che dirigo, nel mese di ottobre 2026, n. 4 Assistenti Amministrativi e n. 3 Collaboratori scolastici hanno comunicato che nel mese di ottobre percepiranno il compenso per l'attribuzione della posizione economica (Decreto Ministeriale n. 140 del 12.7.2024). L'USP territoriale ha pubblicato, confermandole come definitive, le precedenti graduatorie provvisorie. Nessun decreto di assegnazione delle posizioni economiche è pervenuto da USR/ATP. Tali AA e CS sono titolari di Incarico Specifico (ex art. 54 c. 4 CCNL 18 gennaio 2024) per l'a.s. 2025/26, a carico del Fondo per il miglioramento dell'offerta formativa (MOF), da retribuire con Cedolino unico. Quesito: È possibile pagare a tali AA e CS l'incarico specifico affidato per l'a.s. 2025/26 in sede di contratto integrativo di istituto, o l'attribuzione della posizione economica comporta il riassorbimento dell'incarico specifico e dunque tale incarico non deve essere pagato?
  • Con la pubblicazione della Nota DGPER n. 20526 del 6 agosto 2026, il Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) ha fornito chiarimenti operativi, diretti agli Uffici Scolastici Regionali (USR) e agli Ambiti Territoriali (ATP), per il conferimento delle posizioni economiche finalizzate alla valorizzazione professionale del personale A.T.A. La misura recepisce l'impianto del Decreto Ministeriale 12 luglio 2024, n. 140, attuativo delle disposizioni contenute negli articoli 52 e 79 del CCNL Comparto Istruzione e Ricerca 2019/2021, sottoscritto il 18 gennaio 2024. Il primo elemento di forte discontinuità rispetto al passato risiede nell'interpretazione sistematica dell'istituto. Nel regime di cui agli Accordi Nazionali 2008 e 2009, la posizione economica si configurava come un compenso strettamente correlato allo svolgimento di mansioni aggiuntive ed uffici di particolare responsabilità (es. coordinamento uffici o servizi, assistenza agli alunni disabili, ecc). Il CCNL 2019/2021 (Titolo IV) e la circolare in esame (che recepisce il parere ARAN del 19 giugno 2026) sanciscono invece un cambio di paradigma: la posizione economica assume una valenza puramente economica e non giuridica. L'attribuzione non è più condizionata all'assegnazione di compiti ulteriori, ma rappresenta una modalità di remunerazione del «maggior grado di competenza professionale progressivamente acquisito dai dipendenti nello svolgimento delle funzioni proprie del profilo di appartenenza» (art. 51 CCNL). Inoltre, un'attenta lettura ed interpretazione letterale dell'art. 54, comma 4 del CCNL 18 gennaio 2024 impone di perimetrare con rigore la portata della clausola di riassorbimento dell'indennità per gli incarichi specifici, superando generalizzazioni improprie: A) L'assorbimento dell'indennità riguarda unicamente gli incarichi legati all'assistenza agli alunni (infanzia e disabilità) e al primo soccorso conferiti ai Collaboratori Scolastici. Non trova alcuna applicazione per gli Assistenti Amministrativi e Tecnici, che mantengono il diritto al cumulo pieno dell'indennità d'incarico specifico con la posizione economica. B) sempre in base all'art. 54, comma 4 (ultimo periodo) del CCNL 18 gennaio 2024, l'eventuale assorbimento (totale o parziale) dell'indennità per incarico specifico all'interno della posizione economica deve essere espressamente disciplinato in sede di contrattazione collettiva integrativa nazionale (CCNI) e che tale clausola limitativa abbia "effetto sugli incarichi attribuiti successivamente alla definizione del contratto integrativo". Occorre a questo punto evidenziare che nel testo dell’art. 5 dell’intesa sul FMOF sottoscritta il 22 settembre 2026 è stato eliminato il meccanismo del riassorbimento, confermando la piena cumulabilità tra le posizioni economiche e i compensi per gli incarichi specifici finanziati dal FMOF. Tanto premesso, è opinione di chi scrive che sia possibile (e corretto) procedere al pagamento, a valere sul fondo del MOF, degli incarichi specifici per l'a.s. 2025/2026 in favore degli Assistenti Amministrativi e dei Collaboratori Scolastici interessati poiché l'attribuzione della posizione economica (ai sensi del D.M. n. 140 del 12 luglio 2024 e del CCNL 2019/2021) non comporta l'assorbimento automatico dell'incarico specifico, né la perdita del relativo compenso. A maggior conforto, analizziamo si seguito i punti chiave che disciplinano la materia alla luce del quadro normativo e contrattuale vigente. 1. Come detto, con il nuovo assetto contrattuale del Comparto Istruzione e Ricerca (CCNL 2019/2021) e il successivo D.M. 140/2024, la natura giuridica della posizione economica è mutata: non è più strettamente legata all'esecuzione di mansioni aggiuntive (come avveniva con i vecchi accordi del 2008/2009), bensì costituisce un riconoscimento stabile della professionalità e delle competenze acquisite dal dipendente all'interno del proprio profilo. Infatti: • La citata giurisprudenza amministrativa e gli orientamenti applicativi condivisi (nonché i chiarimenti emersi in sede di contrattazione e i successivi accordi sul FMOF) hanno sancito che la posizione economica e l'incarico specifico sono perfettamente compatibili e cumulabili. • Nel testo dell’art. 5 dell’ipotesi di CCNI relativo al FMOF (sottoscritta in data 22/09/2026) non compare più la previsione che avrebbe consentito di assorbire, in tutto o in parte, il compenso per gli incarichi specifici nell’indennità collegata alla posizione economica. 2. Gli incarichi specifici (disciplinati dall'art. 54 del CCNL 18 gennaio 2024) rispondono a esigenze di flessibilità organizzativa e gravano sul Fondo per il Miglioramento dell'Offerta Formativa (FMOF): • La loro corresponsione avviene sulla base dei criteri definiti in sede di Contrattazione Integrativa d'Istituto e dei relativi incarichi formali conferiti dal Dirigente Scolastico per l'anno scolastico di riferimento (nel nostro caso, il 2025/2026). • Avendo i dipendenti svolto le attività connesse all'incarico specifico formalmente assegnato, e trovando copertura finanziaria nei fondi MOF d'istituto, il compenso dovrebbe essere corrisposto integralmente tramite il sistema del cedolino unico, indipendentemente dall'intervenuta attribuzione della posizione economica. 3. Il fatto che i decreti formali di assegnazione delle posizioni economiche da parte degli Uffici Scolastici Regionali/Ambiti Territoriali non siano ancora materialmente pervenuti alla scuola non sposta i termini della questione per due ordini di motivi: 1. La pubblicazione delle graduatorie definitive a livello provinciale attesta formalmente la posizione dei dipendenti. 2. Anche quando tali decreti saranno pienamente esecutivi e le posizioni economiche, con i relativi arretrati, liquidate (risulta che il pagamento sia già avvenuto con il cedolino del mese di ottobre 2026), esse, a nostro avviso, non dovrebbero intaccare la legittimità degli incarichi specifici già contrattati (e magari liquidati a carico del MOF) per l'a.s. 2025/2026. Concludiamo, precisando che tutte le sigle sindacali rappresentative, concordi nell’affermare la piena compatibilità tra i due benefici, hanno chiesto al Ministero una esplicita direttiva rivolta agli Uffici scolastici regionali e alle Ragionerie territoriali dello Stato, per evitare contestazioni in fase applicativa e garantire uniformità nei pagamenti.

    Data di pubblicazione: 27/10/2026

  • Comportamenti problematici di un alunno con disabilità: limiti dell’intervento scolastico e responsabilità dei servizi territoriali
  • La situazione descritta rappresenta una delle ipotesi più complesse che una istituzione scolastica possa trovarsi a gestire, poiché impone di bilanciare tre diritti costituzionalmente rilevanti: • il diritto all'istruzione e all'inclusione dell'alunno con disabilità; • il diritto all'incolumità e alla sicurezza degli altri studenti e del personale scolastico; • il diritto degli altri alunni a fruire di un ambiente di apprendimento sereno ed efficace. Dalla ricostruzione dei fatti emerge che la scuola ha già attivato un numero significativo di interventi organizzativi, educativi e istituzionali: convocazione di GLO straordinari, segnalazioni ai Servizi sociali, alla Neuropsichiatria infantile, al tutore e all'Autorità giudiziaria minorile, elaborazione di procedure per la gestione delle crisi comportamentali, assegnazione di risorse aggiuntive di sostegno e potenziamento. Qualora tale attività sia stata puntualmente documentata e verbalizzata, appare possibile sostenere che l'istituzione scolastica abbia adempiuto ai propri obblighi professionali, organizzativi e di vigilanza. Il punto centrale della vicenda non sembra infatti essere l'assenza di interventi scolastici, bensì la perdurante mancanza di una presa in carico socio-sanitaria adeguata rispetto ad un quadro che, per intensità, frequenza e gravità dei comportamenti descritti, appare eccedere le ordinarie possibilità di gestione dell'ambiente scolastico. La scuola, infatti, non dispone di strumenti terapeutici né di poteri sanitari. Essa può adottare misure educative, organizzative e preventive, ma non può sostituirsi ai servizi specialistici quando emerge una condizione che richiede una presa in carico clinica continuativa e ad alta intensità. Occorre inoltre evidenziare un elemento particolarmente rilevante: secondo quanto riportato nel quesito, risulta già esistente una disposizione dell'Autorità giudiziaria minorile che prevede il collocamento del minore in una comunità terapeutica. Tale circostanza conferma che il bisogno di una presa in carico specialistica non costituisce una mera valutazione della scuola, ma rappresenta un'esigenza già riconosciuta in altra sede istituzionale. Il fatto che tale collocamento non abbia ancora trovato concreta attuazione per carenza di disponibilità delle strutture non può trasferire sulla scuola responsabilità o compiti che appartengono ad altri soggetti istituzionali. Qualora la situazione abbia subito un ulteriore aggravamento rispetto all'ultimo incontro svolto, appare opportuno procedere alla convocazione di un ulteriore GLO straordinario finalizzato non tanto all'individuazione di nuove misure didattiche, quanto alla formalizzazione dell'attuale impossibilità di gestire efficacemente il caso con le sole risorse scolastiche e alla richiesta di immediate determinazioni da parte dei servizi competenti, invitando formalmente il tutore, i Servizi sociali competenti, la Neuropsichiatria infantile e tutti i soggetti coinvolti nella presa in carico del minore. Nel verbale dovranno essere dettagliatamente riportati: • gli episodi verificatisi; • le misure adottate dalla scuola; • l'incremento della gravità dei comportamenti; • l'impatto sulla sicurezza degli alunni e del personale; • l'incidenza degli episodi sul regolare svolgimento delle attività didattiche; • l'eventuale impossibilità di garantire una frequenza scolastica ordinaria senza adeguati supporti esterni. Particolare rilevanza assume una relazione aggiornata della Neuropsichiatria infantile dalla quale si evinca: • l'attuale quadro clinico; • il livello di rischio per il minore e per terzi; • le misure terapeutiche ritenute necessarie; • l'eventuale necessità di collocamento in struttura terapeutica o di altre forme di presa in carico intensiva; • la compatibilità o meno dell'attuale organizzazione scolastica con la gestione delle crisi comportamentali descritte. Poiché la madre risulta priva della responsabilità genitoriale, il principale interlocutore della scuola deve essere individuato nel tutore del minore. Pertanto tutte le comunicazioni formali, le richieste agli enti e le eventuali segnalazioni alle autorità competenti dovrebbero essere trasmesse anche al tutore, quale soggetto legittimato a rappresentare giuridicamente il minore e ad attivarsi per la tutela dei suoi interessi. Qualora, nonostante le reiterate segnalazioni della scuola, continui a permanere l'inerzia degli enti competenti, appare pienamente legittimo trasmettere ulteriore documentazione alla Procura presso il Tribunale per i Minorenni, evidenziando l'aggravamento della situazione e chiedendo una rivalutazione urgente delle misure di protezione e cura già previste dall'Autorità giudiziaria. Contestualmente appare opportuno informare l'Ufficio Scolastico Regionale sia per finalità di supporto istituzionale sia per garantire la massima tutela dell'operato dell'amministrazione scolastica. Sotto un ulteriore profilo, non può essere trascurato che il dirigente scolastico riveste anche la qualifica di datore di lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/2008. In ragione della gravità e della reiterazione degli episodi descritti, appare altresì opportuno acquisire una valutazione del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) in ordine ai rischi derivanti dalla situazione in esame e verificare, con il supporto del Medico Competente ove nominato, se sussistano elementi tali da richiedere un aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), con particolare riferimento ai rischi per l'incolumità fisica dei lavoratori e ai possibili fattori di stress lavoro-correlato cui risultano esposti docenti e personale ATA. La puntuale documentazione delle misure organizzative e di vigilanza adottate assume particolare rilevanza anche ai fini della dimostrazione dell'adempimento degli obblighi posti a carico dell'istituzione scolastica in materia di vigilanza sugli alunni, secondo i principi elaborati dalla giurisprudenza in applicazione dell'art. 2048 del Codice civile. Pertanto egli è tenuto ad adottare tutte le misure organizzative ragionevolmente esigibili per garantire la sicurezza dei lavoratori e degli utenti del servizio scolastico. In presenza di aggressioni fisiche, lanci di oggetti, danneggiamenti o altre condotte potenzialmente lesive, ogni episodio dovrà essere formalmente registrato e valutato anche sotto il profilo della sicurezza nei luoghi di lavoro, acquisendo, ove esistenti, referti medici, certificazioni di infortunio e ogni altra documentazione utile. Parimenti, qualora le reiterate segnalazioni della scuola continuino a rimanere prive di un adeguato riscontro operativo, appare opportuno evidenziare formalmente agli enti coinvolti che il permanere dell'inerzia può determinare una situazione di grave pregiudizio sia per il minore sia per la comunità scolastica, con possibili ricadute sotto il profilo delle rispettive responsabilità istituzionali. Occorre però precisare un aspetto fondamentale: l'ordinamento scolastico non attribuisce al dirigente scolastico un generale potere di esclusione o di sospensione della frequenza di un alunno per ragioni sanitarie o comportamentali. La scuola non può quindi adottare unilateralmente misure di allontanamento cautelare fondate esclusivamente sulla gravità della patologia o delle condotte poste in essere. Ferma restando la possibilità di applicare, ove ne ricorrano i presupposti e nel rispetto delle garanzie procedurali previste dallo Statuto delle studentesse e degli studenti, le misure disciplinari consentite dall'ordinamento, appare evidente che tali strumenti non risultano idonei a risolvere la problematica descritta, la quale richiede prioritariamente una risposta sanitaria, socio-assistenziale e giudiziaria. Pertanto la soluzione del caso non può essere individuata nella sola dimensione disciplinare, ma richiede necessariamente un intervento coordinato dei servizi sanitari, sociali, del tutore e dell'Autorità giudiziaria minorile. Nel frattempo la scuola dovrà continuare ad applicare i protocolli di gestione delle crisi, documentare sistematicamente ogni episodio significativo, acquisire eventuali referti medici relativi a danni subiti da personale o studenti e adottare tutte le misure organizzative concretamente idonee a ridurre il rischio. In conclusione, l'istituzione scolastica sembra avere già attivato tutte le principali misure educative, organizzative e procedimentali ragionevolmente esigibili nell'ambito delle proprie competenze. La questione appare oggi prevalentemente sanitaria, socio-assistenziale e giudiziaria. L'obiettivo prioritario non è individuare ulteriori misure scolastiche, ma ottenere dagli enti competenti una presa in carico effettiva e tempestiva del minore, senza la quale risulta difficilmente garantibile sia il diritto all'inclusione dello studente sia la sicurezza dell'intera comunità scolastica. Il fatto che l'alunno sia stato riconosciuto ai sensi dell'art. 3, comma 1, della Legge 104/1992 non costituisce, di per sé, un elemento decisivo ai fini della valutazione dell'attuale livello di rischio nel contesto scolastico. Ciò che assume rilevanza è la concreta manifestazione dei comportamenti e il funzionamento effettivo dell'alunno nel contesto educativo. Per tale ragione appare opportuno che la Neuropsichiatria infantile e il tutore valutino l'aggiornamento della documentazione sanitaria e della situazione funzionale del minore, al fine di verificare se l'attuale quadro clinico risulti coerente con quello originariamente certificato e se siano necessarie ulteriori misure terapeutiche, assistenziali o di protezione. Se i fatti sono effettivamente quelli descritti e risultano adeguatamente documentati, non sembra che il problema risieda oggi nella mancata attivazione di strumenti scolastici, bensì nella mancata e concreta attuazione degli interventi terapeutici e di protezione che competono ai servizi territoriali e all'Autorità giudiziaria minorile. In tale situazione la priorità della scuola deve essere duplice: continuare a garantire, per quanto possibile, il diritto all'istruzione dell'alunno e, al contempo, tutelare efficacemente la sicurezza degli altri studenti e del personale scolastico

    Data di pubblicazione: 27/10/2026

  • Un parere sulla legittimità della rettifica delle registrazioni SIDI relative alle sanzioni per rinuncia o mancata risposta alle convocazioni da graduatorie d’istituto...
  • In via preliminare, si conferma la corretta esegesi dell'art. 15, comma 2, lett. a), dell'O.M. n. 27 del 16/02/2026, la cui disposizione stabilisce espressamente che: «la rinuncia a una proposta contrattuale o alla sua proroga o conferma, in questi ultimi casi anche a titolo di completamento, su posto comune comporta, esclusivamente per gli aspiranti docenti che non abbiano già fornito accettazione per altra supplenza, la perdita della possibilità di conseguire supplenze, con riferimento al relativo anno scolastico, dalla specifica graduatoria di istituto sia per il medesimo insegnamento che per il relativo posto di sostegno dello stesso grado di istruzione». La fattispecie rappresentata evidenzia un probabile disallineamento operativo derivante dalle rigidità tecnologiche del sistema informativo SIDI o da un errore di configurazione: l'inserimento della sanzione determina un blocco automatizzato ad ampio raggio (esteso a livello provinciale), il quale travalica la sfera di efficacia circoscritta alla “specifica graduatoria di istituto”. In tale contesto, l'azione amministrativa dell'Istituzione scolastica deve coniugare l'obbligo di alimentazione del sistema informativo (art. 14, comma 8, O.M. citata) con i principi generali di legittimità, trasparenza, tracciabilità e buon andamento (art. 97 Cost.), garantendo al contempo la tutela delle posizioni giuridiche dei terzi e delle altre istituzioni scolastiche interessate. Si suggerisce di non eseguire interventi di modifica o cancellazione di dati sul sistema SIDI — aventi riflessi d'efficacia esterna ed effetti automatizzati — sulla scorta di mere indicazioni o solleciti verbali e telefonici da parte dell'Ambito Territoriale. L'obbligo di comunicazione previsto dall'art. 14, comma 8, impone che ogni variazione dei dati di sistema sia sorretta da idoneo titolo formale e risulti pienamente tracciabile. La rimozione del flag è legittima esclusivamente qualora sia disposta o autorizzata tramite provvedimento formale da parte dell'Ambito Territoriale/UST o a seguito di intervento da parte del Gestore del SIDI. In mancanza di un'istruzione scritta dell'Ufficio sovraordinato, si ritiene che la scuola non possa procedere autonomamente alla de-flaggatura. Onde tutelare l'operato dell'Istituzione e la persistente efficacia dei provvedimenti sanzionatori interni, occorre adottare un decreto del dirigente scolastico che ricostruisca la cronologia dei fatti, evidenzi l'anomalia informatica riscontrata e motivi la necessità di mantenere operativi i decreti nell'ambito dell'istituto. Tale atto deve essere formalmente notificato via PEC all'Ambito Territoriale e/o al Gestore SIDI, unitamente al corredo probatorio (screenshot, report di errore e copia dei decreti), richiedendo contestualmente una disposizione formale scritta o un intervento correttivo centralizzato. L'intervento sul sistema informativo può legittimamente configurarsi quale rettifica tecnica (diretta a riallineare lo stato di fatto informatico al corretto perimetro del provvedimento amministrativo) a condizione che: • sussista un comprovato ed esplicito difetto di funzionamento del sistema o un errore materiale documentabile; • l'operazione sia rigorosamente limitata a circoscrivere l'effetto del blocco, senza alterare la sostanza dei decreti sanzionatori (i quali restano validi e conservati agli atti dell'Istituto); • l'intervento sia espressamente autorizzato per iscritto dall'Ambito Territoriale o dal Gestore SIDI, con puntuale indicazione delle posizioni da rettificare; • venga acquisita e conservata agli atti di causa la ricevuta del log tecnico d'intervento. Ove l'Ambito ribadisca il proprio diniego a formalizzare per iscritto la rettifica dei dati inseriti nel SIDI, la scuola può opporre un riscontro motivato via PEC, declinando la richiesta verbale per difetto di tracciabilità e violazione dei doveri di correttezza amministrativa. Per superare l'impasse e rimuovere l'indebito blocco provinciale mantenendo fermi i decreti dell'Istituto, si prospettano, quindi, due soluzioni operative: • Intervento centralizzato: sollecitare l'Ambito affinché rappresenti il problema a livello centrale in modo che il Ministero valuti se applicare una correzione d'ufficio direttamente sulla banca dati centrale del SIDI; • Procedura di coordinamento: invitare l'Ambito a emanare una nota chiarificatrice rivolta alle scuole della provincia, attestante la validità esclusivamente circoscritta dei decreti dell'Istituto, autorizzando le altre scuole a segnalare formalmente all'Ambito stesso i candidati bloccati per la cancellazione centralizzata d'ufficio. In conclusione, solo in presenza di un'urgenza indifferibile e a fronte della conferma scritta dell'Ambito, l'Istituto potrà procedere direttamente alla rettifica tecnica applicando il protocollo documentale sopra delineato. In ogni caso, la formale comunicazione inviata all'Ufficio scolastico con cui si rileva la criticità è sufficiente a tutelare l'Istituzione scolastica, fermo restando che la gestione del blocco operativo presso le altre scuole non costituisce un problema imputabile alla singola scuola e deve essere risolto a livello centrale.

    Data di pubblicazione: 27/10/2026

  • Partecipazione dei docenti alle attività formative online: un parere sulle modalità di svolgimento e sugli adempimenti in materia di sicurezza
  • L'art. 44, comma 6 del CCNL 2019-2021 e la conseguente Nota MIM prot. n. 3803 del 30 giugno 2026, comprensiva dell’Allegato tecnico, disciplinano esclusivamente lo svolgimento a distanza delle riunioni degli organi collegiali di cui alle lettere a) e b) del comma 3 del medesimo art. 44 (collegi dei docenti, consigli di classe/interclasse/intersezione, GLO). La formazione in servizio, pur essendo deliberata dal collegio e imputata alle 40+40 ore funzionali ex art. 44, comma 4 del CCNL citato, o remunerata con FMOF ex art. 36, comma 7, non è riconducibile alle attività del comma 3 dell’art. 44 ma è una attività funzionale individuale. Ciò significa, innanzitutto, che la previsione di formazione a distanza non richiede né la modifica del regolamento d'istituto né l’adozione delle procedure tecniche di cui all’Allegato alla Nota prot. n. 3803. A ciò si aggiunga il fatto che, secondo l’art. 36, comma 3 del CCNL 2019-2021, «Per garantire efficacia nei processi di crescita professionale e personalizzare i percorsi formativi saranno favorite le iniziative che fanno ricorso alla formazione a distanza e all’apprendimento in rete anche in modalità asincrona, con la previsione anche di particolari forme di attestazione e di verifica delle competenze.». Del resto, la prestazione funzionale del docente include da sempre una quota di attività svolta all'esterno dei locali scolastici (preparazione delle lezioni, correzione compiti, ricerca e autoaggiornamento). Ciò significa che la formazione a distanza è un tertium genus, non riconducibile né a lavoro da remoto né a lavoro agile di cui all’art. 44, comma 6 del CCNL 2019-2021 e alla Nota prot. n. 3803 citata. La formazione, infatti, fa parte di quelle attività connaturate alla funzione docente e distinte sia dall’attività di insegnamento che da quelle collegiali, come reso evidente dall’art. 40, comma 2 del CCNL 2019-2021 (“La funzione docente si fonda sull’autonomia culturale e professionale dei docenti; essa si esplica nelle attività individuali e collegiali e nella partecipazione alle attività di aggiornamento e formazione in servizio.”) II suo svolgimento a distanza, pertanto, è consentito sulla base della mera previsione dell’art. 36, comma 13 suddetto: un eventuale infortunio, in altri termini, sarebbe soggetto alla ordinaria tutela erogata da INAIL in virtù della “copertura” offerta dal CCNL. È infatti quest’ultimo – nel disciplinare il rapporto di lavoro del personale scolastico – a prevedere che l’attività formativa debba svolgersi preferibilmente a distanza, senza necessità di alcun ulteriore adempimento. Alla luce di quanto precede, si suggerisce al dirigente scolastico – in presenza di corsi erogati online da reti di scuole o soggetti esterni – di predisporre una disposizione di servizio organizzativa che specifichi: • l'oggetto della formazione, il richiamo alla delibera del collegio dei docenti e la collocazione oraria (se imputata al monte ore art. 44, comma 4 o se remunerata ex art. 36 c. 7); • la possibilità di seguire l'attività presso il proprio domicilio ovvero presso le postazioni messe a disposizione dalla scuola, previa richiesta del soggetto interessato; • le modalità di tracciamento della presenza (attestati di frequenza rilasciati dall'ente erogatore, registro presenze della piattaforma o dichiarazione sostitutiva/foglio firma digitale). Inoltre, si consiglia al dirigente scolastico in via prudenziale, anche alla luce del regime sanzionatorio introdotto dall’art. 11 della legge n. 34/2026 con riferimento al lavoro agile, di inviare/consegnare al personale docente e all'RLS un'informativa scritta di sicurezza, recante l’indicazione di: • rischi generali dell'ambiente domestico quali i requisiti minimi di idoneità dell'ambiente prescelto (illuminazione idonea naturale/artificiale, aerazione, sicurezza elettrica degli impianti e assenza di intralci fisici); • rischi specifici da videoterminale (VDT), quali le istruzioni posturali per l'uso prolungato di PC/tablet, posizionamento dello schermo, altezza della seduta, distanza dagli occhi e l'obbligo di effettuare pause fisiologiche; • prescrizione esplicita che il luogo prescelto per il collegamento deve garantire condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza adeguate, escludendo luoghi aperti o contesti che espongano a rischi impropri. Ovviamente deve essere data la possibilità al personale sia di segnalare dove intende fruire della formazione sia di aver ricevuto la informativa. In sede di informazione alle organizzazioni sindacali, infine, il dirigente scolastico, ex artt. 5 e 30, comma 9, lettera b4) del CCNL comparto istruzione e ricerca 2022-2024, potrà riferire alle organizzazioni sindacali della previsione dell’attività formativa a distanza quale elemento che concorra al benessere organizzativo del personale.

    Data di pubblicazione: 27/10/2026

  • Pubblicazione degli incarichi retribuiti con il fondo MOF: obblighi di trasparenza e tutela dei dati personali...
  • La questione è regolata dall'art. 32 della Legge 69/2009 e dalle Linee guida AgID sulla pubblicità legale dei documenti della Pubblica Amministrazione, dal D.Lgs. 33/2013, concernente gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni, nonché dalla disciplina contrattuale del comparto Istruzione e Ricerca e dalla normativa sulla protezione dei dati personali. Occorre preliminarmente distinguere i due istituti richiamati nel quesito, che rispondono a finalità differenti. La pubblicità legale, disciplinata dall'art. 32 della Legge 69/2009, è finalizzata a rendere conoscibili determinati atti e provvedimenti amministrativi, nei casi previsti dall'ordinamento, assicurando, quando richiesto, le condizioni necessarie affinché essi acquisiscano efficacia e producano i propri effetti giuridici. In particolare, ai sensi del paragrafo 8 delle Linee guida AgID sulla pubblicità legale dei documenti della Pubblica Amministrazione, sono soggetti a pubblicazione all'Albo online i documenti previsti dall'ordinamento, da provvedimenti dell'autorità giudiziaria e quelli dai quali possono nascere diritti, doveri, aspettative o interessi legittimi di terzi e dalla cui diffusione nei confronti di una indistinta pluralità di soggetti potenzialmente interessati dipende la loro efficacia. L'Amministrazione trasparente, invece, costituisce la specifica sezione del sito istituzionale destinata alla pubblicazione dei dati, delle informazioni e dei documenti individuati dalla normativa sulla trasparenza, con la finalità di favorire forme diffuse di controllo sull'esercizio delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche. Tanto premesso, nel caso in esame assume particolare rilievo la natura degli incarichi conferiti al personale docente e retribuiti con le risorse del Fondo per il miglioramento dell'offerta formativa (MOF). La relativa disciplina trova fondamento nelle disposizioni contrattuali del comparto Istruzione e Ricerca e, in particolare, nell'art. 78 del CCNL 18 gennaio 2024, che richiama, tra le finalità del Fondo, quelle già previste dall'art. 88 del CCNL 29 novembre 2007, nonché nell'art. 11 del CCNL 23 dicembre 2025, che disciplina, tra l'altro, la contrattazione integrativa d'istituto relativamente ai criteri di ripartizione delle risorse e alla determinazione dei compensi. Gli incarichi indicati nel quesito, quando attribuiti nell'ambito della disciplina contrattuale e dell'organizzazione dell'istituzione scolastica, costituiscono pertanto attività riconducibili al rapporto di lavoro del personale docente, ancorché comportino l'assunzione di specifiche responsabilità, lo svolgimento di attività aggiuntive e il riconoscimento di compensi accessori. Tale qualificazione assume rilievo rispetto agli obblighi di pubblicazione previsti nell’amministrazione trasparente dall'art. 18 del D.Lgs. 33/2013, relativo agli incarichi conferiti e autorizzati ai dipendenti pubblici. Al riguardo, l'ANAC, nella FAQ 13.5 in materia di trasparenza, affronta espressamente la questione degli incarichi finanziati con le risorse dei fondi della contrattazione integrativa, chiarendo che essi non sono soggetti agli obblighi di pubblicazione nell’amministrazione trasparente previsti dal citato art. 18, «in quanto si tratta di incarichi che rientrano nel quadro del rapporto di lavoro». Ne consegue che le nomine relative agli incarichi MOF descritti nel quesito non devono essere inserite nella sottosezione «Personale – Incarichi conferiti e autorizzati ai dipendenti». Rimangono, naturalmente, fermi gli autonomi obblighi di trasparenza relativi alla contrattazione integrativa, previsti dall'art. 21, comma 2, del medesimo decreto, concernenti la pubblicazione dei contratti integrativi, delle relative relazioni e delle informazioni prescritte dalla normativa. Tali obblighi non comportano, tuttavia, la pubblicazione delle singole nomine e dei compensi individuali. Al riguardo, l'art. 11, comma 10, lettera b3), del CCNL 23 dicembre 2025 prevede che i dati sull'utilizzo delle risorse MOF siano forniti indicando, per ciascuna attività retribuita, l'importo erogato e il numero dei lavoratori coinvolti, senza che sia possibile associare il compenso al nominativo del lavoratore che lo ha percepito. Quanto alla prassi di utilizzare la sottosezione «Altri contenuti – Dati ulteriori», occorre richiamare l'art. 7-bis, comma 3, del D.Lgs. 33/2013, che consente alle amministrazioni di pubblicare dati, informazioni e documenti ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione obbligatoria, prescrivendo tuttavia che tale pubblicazione avvenga nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa, procedendo all'indicazione in forma anonima dei dati personali eventualmente presenti. La richiamata disposizione, pertanto, non costituisce un'autonoma base giuridica per la diffusione dei dati identificativi dei docenti contenuti nelle nomine individuali, per la quale è necessario un idoneo presupposto giuridico, ai sensi dell'art. 6 del GDPR e dell'art. 2-ter del D.Lgs. 196/2003. Ne deriva che, in assenza di una specifica disposizione che ne legittimi la diffusione, la pubblicazione delle predette nomine nella sottosezione «Altri contenuti – Dati ulteriori» non può considerarsi conforme alla disciplina vigente. Per quanto riguarda, infine, la pubblicazione all'Albo online, l'art. 32 della Legge 69/2009 disciplina le modalità di assolvimento degli obblighi di pubblicità legale mediante i siti informatici delle pubbliche amministrazioni, senza introdurre un obbligo generalizzato di pubblicazione di tutti i provvedimenti adottati. Nel caso in esame, le nomine relative agli incarichi MOF costituiscono provvedimenti individuali mediante i quali il Dirigente scolastico attribuisce specifiche funzioni a personale già in servizio presso l'istituzione scolastica, nell'ambito del relativo rapporto di lavoro. Tali provvedimenti sono destinati a produrre i propri effetti nei confronti dei dipendenti incaricati, senza che, per la loro efficacia, sia necessaria la diffusione nei confronti di una pluralità indistinta di soggetti potenzialmente interessati. Né risultano specifiche disposizioni che ne prescrivano, in via generale, la pubblicazione all'Albo online. Le nomine in questione non rientrano, pertanto, ordinariamente tra gli atti soggetti a pubblicità legale, ferma restando la verifica di eventuali specifiche disposizioni applicabili alla singola fattispecie. Rimane naturalmente ferma la necessità di formalizzare gli incarichi, comunicarli ai docenti interessati e assicurarne la conoscibilità, secondo le effettive esigenze organizzative, ai soggetti che devono conoscerne il contenuto per ragioni istituzionali, mediante modalità di comunicazione interna coerenti con la normativa sulla protezione dei dati personali.

    Data di pubblicazione: 27/10/2026

  • Fruizione frazionata del congedo parentale: computo dei giorni non lavorativi in assenza di ripresa del servizio...
  • Relativamente al congedo parentale e congedo per malattia del bambino, l’art. 34 del CCNL 2024 prevede che i periodi di assenza di congedo parentale e congedo per malattia del bambino, nel caso di fruizione continuativa, comprendono anche gli eventuali giorni festivi che ricadano all'interno degli stessi. Tale modalità di computo trova applicazione anche nel caso di fruizione frazionata, ove i diversi periodi di assenza non siano intervallati dal ritorno al lavoro del lavoratore o della lavoratrice. L'ARAN, con l'O.A. CIRS46 24 febbraio 2021 ha ulteriormente precisato che nell’ipotesi, ad esempio, che il lavoratore o la lavoratrice richiedano 4 giorni di congedo parentale (lunedì –giovedì), 1 giorno di ferie (venerdì) e successivamente altri 4 giorni di congedo parentale (lunedì – giovedì), il sabato e la domenica ricadenti nei due periodi di congedo, non essendo gli stessi intervallati dal ritorno al lavoro, sono considerati congedo parentale e conteggiati nell’ambito Ciò premesso, nel caso di specie si ritiene quanto segue - la docente non deve coprire anche il 24 e 25 novembre (sabato e domenica) in quanto dette giornate sono tra istituti diversi, prima dell’inizio del periodo di congedo parentale e quindi saranno neutre ai fini delle assenze. - in applicazione dell’Orientamento ARAN sopra citato si ritiene che le giornate dal 31 ottobre al 2 novembre siano da imputare a congedo parentale in quanto ricadenti nei due periodi di congedo e non essendo gli stessi intervallati dal ritorno al lavoro.

    Data di pubblicazione: 27/10/2026

  • Richiesta di revoca parziale del congedo parentale in conseguenza della chiusura della scuola per avverse condizioni meteorologiche...
  • L’Amministrazione deve accogliere la richiesta di revoca parziale del congedo parentale limitatamente alla giornata per la quale è stata disposta la chiusura totale dell’Istituto per allerta meteo. Ciò per le seguenti ragioni. 1) La chiusura disposta dalle competenti autorità configura un’impossibilità sopravvenuta della prestazione del lavoratore per fatti indipendenti dalla sua volontà e riconduvcibili "lato sensu" alla parte parte datoriale (factum principis). E in tale giornata i dipendenti sono esonerati dall’obbligo lavorativo (Cod. civ. art. 1296) 2) Il congedo parentale (nella parte facoltativa) non è un diritto indisponibile per il quale il datore di lavoro possa opporre un divieto alla interruzione. L’ARAN e l’orientamento della prassi amministrativa riconoscono la possibilità per il dipendente di chiedere l’interruzione del congedo parentale e riconoscono altresì che la scuola non può rifiutare tale istanza. 3) Svolgendo i due principi precedenti, la giornata oggetto della chiusura non deve essere fatta gravare sul periodo di congedo parentale del docente se il docente domanda la revoca per quel giorno.

    Data di pubblicazione: 27/10/2026

  • Dirigente nominato RUP dalla Stazione Appaltante Qualificata: dubbi sulla firma di alcuni documenti
  • Oggetto: gara aperta per concessione servizio bar all'interno della scuola. Ente proprietario PROVINCIA. Gara conclusa senza affidamento....

    Data di pubblicazione: 27/10/2026

  • Riduzione del numero dei componenti della RSU e assenza di candidati surrogabili: adempimenti e modalità operative...
  • L’art. 9, comma 5, dell’ACNQ del 12 aprile 2022, recita: “5. La RSU decade qualora, esaurita la possibilità di sostituire i componenti dimissionari/decaduti attingendo tra i non eletti della stessa lista, il numero dei componenti scenda al di sotto del 50% del numero previsto all’art. 4 (Numero dei componenti), con il conseguente obbligo di procedere al suo rinnovo, secondo le modalità previste dal presente accordo.”. Pertanto la RSU deve essere considerata decaduta. L’ultimo periodo del comma 4 precedente aggiunge: “In tali casi l’amministrazione informa la RSU la quale ne dà comunicazione ai lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti i dipendenti o pubblicandola nell’intranet dell’amministrazione.” Quindi è la RSU ad informare i lavoratori della scuola dell’avvenuta decadenza. Al successivo comma 8 è previsto che: “8. La RSU che decade nel corso del triennio dalla sua elezione deve essere rieletta entro i cinquanta giorni immediatamente successivi alla decadenza attivando le procedure di cui all’art. 16 (Modalità per indire le elezioni) entro cinque giorni da quest’ultima.”. Pertanto dalla data di decadenza [dalla comunicazione ufficiale ai lavoratori] le OO.SS. di comparto hanno a disposizione 50 giorni per indire le elezioni suppletive per la ricostituzione della RSU.”. Il successivo comma 9 conclude: “9. Nelle more della rielezione e limitatamente al periodo di cui al comma 8, le relazioni sindacali proseguono comunque con le organizzazioni di categoria firmatarie dei contratti collettivi nazionali di lavoro e con gli eventuali componenti della RSU non dimessisi o non decaduti ai sensi del comma 4, che possono anche sottoscrivere eventuali contratti integrativi.”. Ne risulta, quindi, che per i 50 giorni di cui sopra la contrattazione integrativa d’istituto può continuare regolarmente, anche con la presenza dell’unico membro RSU rimasto in carica. Terminati i 50 giorni anche quest’ultimo RSU decade definitivamente. A questa data possono prospettarsi due possibili soluzioni: a. Vengono indette dalle OO.SS. di comparto le elezioni suppletive e si rinnova nei tempi tecnici necessari la RSU d’istituto; b. Non si convocano le elezioni suppletive, le relazioni sindacali procedono senza la RSU d’istituto fino al rinnovo triennale di tutte le RSU e con i soli rappresentanti sindacali territoriali delle OO.SS. di comparto, rappresentative e firmatarie del CCNL. Quindi, in questo secondo caso, sarà possibile concludere la contrattazione integrativa d’istituto con i rappresentanti sindacali territoriali che risponderanno alle convocazioni del tavolo sindacale da parte del dirigente scolastico, e non bisognerà aspettare la ricostituzione a fine triennio della RSU.

    Data di pubblicazione: 26/10/2026

  • Riunioni collegiali e attività funzionali all’insegnamento: disciplina delle assenze e responsabilità del dirigente scolastico...
  • Si ritiene che una assenza che copra solo parte dell’orario di servizio del docente debba essere riguardata alla stregua di un permesso breve con conseguente applicazione del disposto dall'articolo 16 del CCNL comparto scuola del 2007 e dei limiti e vincoli che esso implica sulle ore di permesso utilizzabili. Il che significa, da un punto di vista della giustificazione, che il lavoratore può limitarsi ad addurre una “esigenza personale”, senza che vi sia necessità né di autocertificarla né tantomeno di documentare la presenza in studio in un determinato orario. Un simile regime di favore – rispetto a quello dei permessi per motivi personali o familiari di cui al c. 2 dell’art. 15 del CCNL del comparto scuola 2007 – trova del resto fondamento nella necessità di recupero delle ore non prestate da parte del lavoratore, a pena di trattenuta stipendiale. Tuttavia, l’ipotesi disciplinata dal citato art. 16 è tarata, per il personale docente, sui permessi fruiti durante l’orario di insegnamento. Rispetto a questi, nel caso di permessi fruiti durante lo svolgimento di attività funzionali o durante la programmazione nella scuola primaria, il problema non è attinente alla verifica di “compatibilità” del permesso con le esigenze di servizio: solo nelle riunioni degli organi collegiali che richiedono il collegio perfetto, il permesso breve è incompatibile – sotto il profilo formale – con l’attività dell’organo. Il problema è che al docente che ne fruisce deve essere richiesto dal dirigente, entro due mesi dalla fruizione del permesso, il corrispondente recupero al fine di evitare la decurtazione stipendiale prevista. La criticità risiede, in altri termini, proprio nelle modalità di recupero. Esso, anche alla luce dell’orientamento applicativo ARAN 22 marzo 2022 CIRS97, non può avvenire in attività di insegnamento ma solo in attività funzionali, data la infungibilità tra le due. In altri termini, delle ore di permesso fruite in occasione di una seduta di un organo collegiale o di una riunione di programmazione non può essere chiesto il recupero in corrispondenti ore di insegnamento. Come noto, tuttavia, le attività funzionali sono programmate prima dell’avvio dell’anno scolastico e per l’intera durata dello stesso. Trovare margine per un simile recupero risulta dunque assai difficoltoso. Si consiglia comunque di offrire la possibilità di recupero delle ore di attività funzionali al docente, anche al di fuori di incontri collegiali, ad esempio con attività formative inserite nel PTOF al fine di evitare la decurtazione stipendiale prevista in caso di mancato recupero entro i due mesi successivi al permesso. Altrimenti, se ciò non risulta possibile per aver contemplato il PTOF solo attività formative all’interno delle 40 ore + 40 ore, ovviamente ciò non sarà possibile o estremamente difficoltoso e dovrà dunque darsi luogo, inevitabilmente, alla decurtazione stipendiale. Riassuntivamente, a fronte di richieste di assentarsi alle sole attività funzionali pomeridiane e della loro assimilabilità a permessi brevi, il dirigente scolastico è tenuto a: - verificare che il docente possa godere di tale tipologia di assenza per non aver consumato il monte ore previsto dall’art. 16 CCNL comparto scuola 2007 e per aver addotto quantomeno una generica «esigenza personale». Il dirigente non può pretendere alcuna autocertificazione o documentazione specifica a supporto, vigendo per i permessi brevi un regime di favore motivato dall'obbligo di successivo recupero orario; - accertare che la seduta dell'organo collegiale non richieda la presenza del collegio perfetto (come avviene, ad esempio, per le attività di scrutinio). Nel qual caso, il permesso breve può essere accordato solo nel caso in cui il docente possa essere sostituito; - richiedere al docente di effettuare il recupero delle ore non prestate entro due mesi dalla data di fruizione del permesso. Il dirigente non può richiedere detto recupero mediante prestazioni di insegnamento, poiché sussiste una stretta infungibilità tra attività di insegnamento e attività funzionali; deve dunque verificare dove reperirne concreti margini operativi. Al fine di agevolare l'assolvimento del debito orario, il dirigente può offrire al docente la facoltà di recuperare le ore mediante attività formative deliberate e inserite nel PTOF, purché collocate al di fuori del monte ore obbligatorio delle 40 ore + 40 ore; - monitorare il rispetto dei termini per il recupero. Il dirigente verifica che quest’ultimo sia stato effettivamente svolto entro l'arco temporale dei due mesi successivi alla fruizione del permesso; - disporre la decurtazione stipendiale proporzionata alle ore non lavorate, nel caso in cui il recupero non sia stato effettuato nei termini.

    Data di pubblicazione: 26/10/2026

  • Un parere sul computo delle assenze consecutive in caso di alternanza tra congedo parentale e permessi ex Legge 104/1992...
  • Relativamente al congedo parentale e congedo per malattia del bambino, l’art. 34 del CCNL 2024 prevede che i periodi di assenza di congedo parentale e congedo per malattia del bambino, nel caso di fruizione continuativa, comprendono anche gli eventuali giorni festivi che ricadano all'interno degli stessi. Tale modalità di computo trova applicazione anche nel caso di fruizione frazionata, ove i diversi periodi di assenza non siano intervallati dal ritorno al lavoro del lavoratore o della lavoratrice. Per quanto concerne i permessi L. 104/1992 questi si configurano – nel caso di rapporto di lavoro a tempo pieno - come diritto a tre giorni lavorativi di permesso al mese. Ne consegue che i giorni festivi o non lavorativi intercorrenti tra le giornate di permesso richiesto non vengono computati come giorni di permesso. (Orientamento ARAN 11 aprile 2023 n. 31348) Ciò premesso, nel caso di specie la domenica 25 è compresa comunque tra assenze a titolo diverso mentre la domenica 1 è tra assenze per permessi 104 e quindi non va imputata ai suddetti permessi. Conclusivamente, la docente non deve coprire con una richiesta assenza anche il lunedì che è giorno libero e i giorni intermedi (domenica e giorno libero) sono neutri ai fini delle assenze.

    Data di pubblicazione: 26/10/2026

  • Affido esclusivo del minore ad un genitore: è determinante sempre la lettura attenta del provvedimento del giudice...
  • Gentile ItaliaScuola, sottopongo la seguente problematica relativa ad una richiesta di accesso agli atti, attraverso un avvocato, della mamma di un alunno di scuola primaria...

    Data di pubblicazione: 26/10/2026

  • Percorso 4+2: possibilità di iscrizione alla classe prima quadriennale dopo la bocciatura in un percorso quinquennale...
  • Lo status di «bocciato» nella classe prima del quinquennale non impedisce, di per sé, la richiesta e l’eventuale iscrizione alla prima del quadriennale: il trasferimento riguarda la classe corrispondente (prima ? prima). Non vi sono elementi formalmente ostativi a tale scelta né nel DM 221/2025 (che regolamenta la presentazione dei progetti di filiera), né nella recente ordinanza sugli esami integrativi (OM 163/2026) Vi è però da precisare che la valutazione dell'accoglimento dell'istanza, ferma restando la disponibilità di posto, richiede una apposita valutazione del consiglio di classe, in base a quanto previsto dall'articolo 3, comma 2b, dell'OM 163/2026, che, in coerenza con l'articolo 10 del DM 221/2025, testualmente recita ...... il passaggio da una classe di un percorso quinquennale di scuola secondaria di secondo grado alla classe corrispondente di un percorso quadriennale avviene previa valutazione positiva del consiglio di classe dell’istituzione scolastica ricevente, tenuto conto della programmazione didattica e della correlazione tra il percorso quinquennale di provenienza e quello quadriennale, dopo l’espletamento di un colloquio orientativo..... In sintesi, la scuola può ammettere la frequenza ad una classe prima di uno studente non ammesso in secondo nell'anno scolastico precedente, riservandosi, però di analizzare con attenzione il caso, al fine di agevolare un corretto ed efficace orientamento.

    Data di pubblicazione: 26/10/2026

  • Esami di idoneità per un’alunna residente e frequentante una scuola all'estero: ammissibilità di un percorso scolastico parallelo...
  • La normativa primaria e il recente Decreto Ministeriale n. 218/2025 in materia di esami di idoneità non prevedono il caso illustrato nel quesito, perché la finalità principale degli esami di idoneità è quello di permettere la frequenza alla classe per la quale si ottiene il riconoscimento o, per gli alunni in istruzione parentale, la verifica e l’attestazione di adempimento dell’obbligo di istruzione nelle scuole italiane. Per gli alunni italiani, l’articolo 2 del DM 218 prevede che gli esami di idoneità possano esser previsti per coloro che si ritirano dalle lezioni entro il 15 marzo, con possibili eccezioni per gli alunni con alto potenziale intellettivo, per i quali si richiede però una adeguata certificazione del consiglio di classe. Anche il DPR 394/99 che regolamenta l’ammissione degli alunni stranieri alla frequenza delle scuole italiane non prevede tale eventualità, né risultano protocolli di intesa italo-francesi in merito (mentre per la scuola secondaria di secondo grado è previsto il conseguimento del doppio diploma grazie alla frequenza dei percorsi ESABAC). Si può osservare, peraltro, che la normativa primaria e secondaria sopra richiamata non vieta in termini assoluti di poter presentare istanza, fatti salvi i requisiti anagrafici previsti dall’art. 10 del D.Lgs 62/2017 ribaditi nel DM 218/2025. L’articolo 3 di tale DM prevede che: …… I genitori degli alunni o coloro che esercitano la responsabilità genitoriale presentano, entro il 30 aprile di ciascun anno, la richiesta di sostenere l’esame di idoneità al dirigente dell’istituzione scolastica statale o paritaria prescelta, unitamente al progetto didattico-educativo seguito nel corso dell’anno. L’istituzione scolastica accerta l’acquisizione degli obiettivi in coerenza con le Indicazioni nazionali per il curricolo……. In sintesi, pur ritenendo piuttosto “incongrua” la situazione, soprattutto in vista della “utilizzabilità” di una eventuale attestazione, si ritiene che la normativa scolastica non vieti in termini assoluti che una famiglia residente all'estero chieda l'ammissione della figlia agli esami di idoneità previsti dall'ordinamento italiano. Tuttavia l'ammissione è rimessa alla valutazione della scuola italiana, che deve accertare la corrispondenza della preparazione dell'alunna con i contenuti e gli obiettivi della classe italiana di riferimento, previa presentazione di un progetto formativo individuale prima di ammettere alla prova d'idoneità.

    Data di pubblicazione: 26/10/2026

  • Installazione di un sistema di allarme antintrusione con microfono da remoto: competenze decisionali, adempimenti privacy ed eventuali autorizzazioni
  • uesito su installazione impianto di allarme antintrusione – Competenza del Consiglio di Istituto, aspetti Privacy/GDPR (microfono da remoto) e rapporti con l'Ente Proprietario...

    Data di pubblicazione: 26/10/2026

  • Esame di Stato conclusivo del primo ciclo da privatista per un adulto straniero: requisiti e modalità di accesso...
  • Fermo restando che, nel caso prefigurato, il percorso più idoneo per il conseguimento del titolo conclusivo del primo ciclo di istruzione è costituito dai percorsi attivati nei CPIA, grazie alla personalizzazione didattica ed organizzativa che tali istituzioni possono garantire, non si ritiene di escludere che l’adulto di cui al quesito possa presentare istanza per poter sostenere tali esami in qualità di candidato privatista. Come è noto, i due requisiti per l’ammissione agli esami sono costituiti dall’età anagrafica (ma non è questo il caso) e dal conseguimento dell’amissione al primo anno della scuola secondaria di primo grado. Si ritiene, però che, trattandosi di soggetto adulto, l’analisi del percorso scolastico pregresso possa far “superare” la carenza di tale pre-requisito; a tal fine, la scuola analizzerà tale curriculum anche per valutare eventuali adattamenti in sede di esame, fermo restando che dovrà essere verificato il raggiungimento di tutti gli obiettivi di apprendimento previsti dalle Indicazioni Nazionali Le modalità di presentazione dell’istanza e dello svolgimento dell’esame sono definite, nell’ambito del quadro normativo primario del D.Lgs 62/2017, dal DM 741/2017 e dalla successiva nota operativa 1865/2017. In estrema sintesi, si ricorda che: . Per accedere all'esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione i candidati privatisti devono presentare domanda ad una scuola statale o paritaria entro il 20 marzo dell'anno scolastico di riferimento. - Nella domanda è necessario inserire i necessari dati anagrafici, gli elementi essenziali del suo curricolo scolastico e la dichiarazione di non frequenza di scuola statale o paritaria nell'anno in corso o di avvenuto ritiro da essa entro il 15 marzo. - Per essere ammessi a sostenere l'esame di Stato i candidati privatisti partecipano alle prove INVALSI di cui all'articolo 7 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62, presso l'istituzione scolastica statale o paritaria ove sosterranno l'esame di Stato medesimo. Quindi, l'istituzione scolastica statale o paritaria, sulla base delle domande pervenute, comunica all'Invalsi i nominativi dei candidati privatisti all'esame di Stato in tempo utile per la somministrazione delle prove.

    Data di pubblicazione: 26/10/2026

  • Piano Estate e certificazioni linguistiche: legittimità di un contributo economico a carico degli studenti partecipanti...
  • Per inquadrare la questione posta all’attenzione della redazione occorre muovere dalla natura dei percorsi finanziati dal Programma nazionale «Scuola e competenze» 2021-2027, approvato con decisione di esecuzione della Commissione europea C(2022) 9045 del 1° dicembre 2022 e da ultimo modificato con decisione C(2025) 5977 del 1° settembre 2025, che nell’ambito dell’Obiettivo specifico ESO4.6 si propone di «promuovere la parità di accesso e di completamento di un’istruzione e una formazione inclusive e di qualità, in particolare per i gruppi svantaggiati» e che, in coerenza con l’articolo 9 del Regolamento (UE) 2021/1060 e con l’articolo 6 del Regolamento (UE) 2021/1057 sul FSE+, integra in tutte le azioni il principio di uguaglianza, inclusione e non discriminazione. I moduli rivolti agli studenti sono gestiti, come ribadisce da ultimo l’articolo 11 dell’Avviso prot. n. 112894 dell’11 maggio 2026, secondo l’opzione dei costi standard unitari prevista dall’articolo 53, paragrafo 1, lettera b), del medesimo Regolamento (UE) 2021/1060. A fronte della voce relativa all’attività formativa, destinata a remunerare l’esperto e il tutor, la voce relativa all’attività di gestione, quantificata in 5,10 euro per ora e per partecipante, copre l’insieme delle spese connesse all’attuazione del modulo, tra le quali sono espressamente annoverati i materiali didattici e di consumo, i compensi del personale scolastico, la pubblicità e le certificazioni, voce alla quale può ragionevolmente ricondursi, trattandosi di spesa pertinente al modulo, anche il costo dell’esame presso l’ente certificatore. Il percorso risulta pertanto integralmente finanziato e non residua in capo all’istituzione scolastica alcun onere idoneo a giustificare una compartecipazione economica delle famiglie. Neppure una delibera del Consiglio di Istituto potrebbe legittimare la richiesta di un contributo ai partecipanti, giacché le attribuzioni che l’articolo 10 del D.lgs. n. 297/1994 e il D.I. n. 129/2018 riconoscono a tale organo in materia finanziaria non comprendono il potere di introdurre prestazioni patrimoniali obbligatorie che l’articolo 23 della Costituzione riserva alla legge. Allo stesso modo, l’autonomia nell’ampliamento dell’offerta formativa di cui all’articolo 9 del D.P.R. n. 275/1999 non può spingersi fino a subordinarne la fruizione a un pagamento. Sul corretto impiego delle risorse provenienti dalle famiglie l’Amministrazione si è del resto espressa in modo specifico con la nota MIUR 20 marzo 2012, n. 312 (“Indicazioni in merito all’utilizzo dei contributi scolastici delle famiglie”) e con la nota MIUR 7 marzo 2013, n. 593 (“Richiesta di contributi scolastici alle famiglie”). Le due note sottolineano da un lato l’assoluta volontarietà del versamento e l’impossibilità per l’istituzione scolastica di esigerlo, dall’altro il necessario vincolo di tali somme alla realizzazione di attività di effettivo ampliamento dell’offerta formativa, precisando che esse «devono essere indirizzate esclusivamente ad interventi di ampliamento dell’offerta culturale e formativa e non ad attività di funzionamento ordinario e amministrativo che hanno una ricaduta soltanto indiretta sull’azione educativa rivolta agli studenti». Nessuna delle due condizioni ricorrerebbe nel caso in esame. Il contributo non sarebbe volontario, essendo posto come requisito di accesso, né sarebbe preordinato ad alcuna spesa identificabile, poiché l’intervento, come si è visto, trova già piena copertura nel costo standard. Alla luce della finalità perseguita – assicurare la costanza della frequenza – la somma non servirebbe dunque a finanziare un ampliamento dell’offerta, ma a vincolare le famiglie alla partecipazione con la prospettiva di una perdita economica, assumendo la natura di una cauzione o di una penale più che quella di un contributo. Il giudizio non muterebbe qualora tale natura fosse resa esplicita, prevedendo la restituzione della somma al raggiungimento di una determinata percentuale di frequenza, giacché per gli studenti che non raggiungessero la soglia il meccanismo si risolverebbe in una sanzione pecuniaria che nessuna norma consente all’istituzione scolastica di irrogare. L’incongruenza emergerebbe anche sul piano contabile. L’articolo 5, comma 7, del D.I. n. 129/2018 impone infatti alla relazione illustrativa del programma annuale di evidenziare in modo specifico le finalità e le voci di spesa cui sono destinate le entrate derivanti dal contributo volontario delle famiglie e dalle erogazioni liberali e l’articolo 23, comma 1, richiede analoga evidenza nella relazione che accompagna il conto consuntivo. La scuola non potrebbe assolvere tale adempimento se non dichiarando di aver impiegato le somme per spese che il Programma già rimborsa, con una duplicazione della copertura del medesimo onere, oppure di averle trattenute in ragione delle assenze, dando evidenza a un’entrata di natura sostanzialmente sanzionatoria. In entrambe le ipotesi si esporrebbe, nell’ambito delle verifiche di gestione previste dall’articolo 74, paragrafo 1, del Regolamento (UE) 2021/1060 e dei successivi controlli, al rischio di rettifiche finanziarie sul progetto. Analoga valutazione andrebbe riservata a erogazioni qualificate come liberali ma collegate, nei fatti, all’ammissione al modulo, mentre restano ammissibili le donazioni volontarie a favore della scuola, purché del tutto svincolate dalla partecipazione e dalla frequenza dei corsi e destinate a interventi diversi da quelli coperti dal finanziamento europeo. Vi è poi un profilo che precede e per certi versi assorbe le considerazioni di ordine formale, poiché subordinare la partecipazione al versamento di una somma, anche se destinata a essere restituita, significherebbe stabilire, nei fatti, che ai percorsi accedano soltanto gli studenti le cui famiglie siano in grado di sostenerne l’esborso, escludendo proprio coloro ai quali l’intervento è prioritariamente destinato. Il FSE+ non finanzia questi moduli per ampliare genericamente l’offerta formativa, bensì per rimuovere quegli ostacoli di ordine economico e sociale che l’articolo 3, secondo comma, della Costituzione impegna la Repubblica a superare e che, con riferimento all’istruzione, l’articolo 34 traduce nella garanzia di una scuola «aperta a tutti» e nel diritto dei capaci e meritevoli, «anche se privi di mezzi», di proseguire negli studi. Non a caso l’articolo 9 dell’Avviso ha attribuito punteggio, nella selezione dei progetti, al tasso di abbandono scolastico e al basso indice socio-economico e culturale delle famiglie, sicché una selezione per censo dei partecipanti rovescerebbe la logica stessa del finanziamento, trasformando uno strumento di riequilibrio in un fattore di ulteriore divaricazione tra chi dispone di risorse proprie e chi ne è privo. Né l’effetto potrebbe essere corretto prevedendo esenzioni per le famiglie in difficoltà le quali sarebbero costrette a dichiarare la propria condizione per ottenere ciò che dovrebbe essere garantito a tutti, con un’evidente ricaduta stigmatizzante. Si tratterebbe, in definitiva, di una scelta in contrasto non soltanto con le regole di attuazione ma con la ragion d’essere del Programma e della stessa istituzione scolastica. L’esigenza sottesa al quesito è tuttavia reale e merita una risposta sul piano organizzativo e didattico che presuppone una corretta lettura delle regole di attuazione. Il Manuale per la realizzazione dei progetti FSE+ (versione 1.12, luglio 2026) consente l’avvio del modulo solo in presenza di un gruppo classe di almeno 9 alunni, ridotti a 8 per le istituzioni con sede nei comuni scarsamente popolati. Qualora per due giornate consecutive tutte le attività registrino presenze inferiori a tale soglia, il sistema impone la chiusura anticipata, con la conseguenza che le ore non svolte non sono più rimborsabili. Poiché la quota di gestione è riconosciuta sulle sole ore effettivamente frequentate da ciascun partecipante, le assenze incidono direttamente sull’importo certificabile ed è per questa ragione che l’Avviso richiama le scuole alla tenuta giornaliera dei registri e al controllo costante delle presenze. L’attestato, a sua volta, spetta agli studenti che abbiano frequentato almeno il 75% delle ore del modulo, soglia che per un percorso di 30 ore il Manuale per le certificazioni FSE+ individua in 23 ore. La via corretta per assicurare la continuità della frequenza è quella, coerente con l’impianto stesso dell’intervento, che collega i moduli al curricolo. L’articolo 8.2 dell’Avviso prevede che le attività integrino il Piano triennale dell’offerta formativa e ciò consente al Collegio dei docenti di deliberare criteri in base ai quali la partecipazione con conseguimento dell’attestato sia valorizzata nell’attribuzione del credito scolastico entro la banda di oscillazione, ai sensi dell’articolo 15 del D.lgs. 13 aprile 2017, n. 62. La stessa partecipazione trova evidenza nel «Curriculum della studentessa e dello studente» previsto dall’articolo 21 del medesimo decreto legislativo il cui modello aggiornato è stato adottato con D.M. 9 gennaio 2026, n. 2, e nel quale le certificazioni linguistiche conseguite e le attività extrascolastiche svolte concorrono a delineare il profilo dello studente in vista dell’esame di Stato (ora di maturità). Le competenze linguistiche acquisite possono altresì costituire un elemento di cui il consiglio di classe tiene conto nella valutazione disciplinare, nel rispetto dei criteri generali deliberati dal Collegio. Un incentivo ancora più concreto deriva dalla possibilità di sostenere con la quota di gestione, nei limiti delle risorse che essa rende disponibili, il costo dell’esame di certificazione, che la scuola può legittimamente riservare, in forma gratuita, agli studenti che abbiano conseguito l’attestato, purché il criterio sia stabilito e reso noto fin dall’avviso interno di selezione degli alunni. In tal modo, anziché imporre un onere ai partecipanti, si destina una risorsa già finanziata a chi abbia completato il percorso, ottenendo per via premiale quell’effetto di fidelizzazione che il contributo intenderebbe conseguire per via dissuasiva. A tali misure possono affiancarsi la sottoscrizione, da parte dello studente e della famiglia, di un patto formativo che renda esplicito l’impegno alla frequenza, la tempestiva comunicazione delle assenze, una calendarizzazione compatibile con i trasporti e con gli altri impegni pomeridiani e la predisposizione di un elenco di riserva. Il Manuale consente infatti di inserire nuovi alunni nel gruppo classe anche dopo l’avvio, con effetto dalla lezione successiva, e permette così di mantenere il numero dei frequentanti al di sopra della soglia minima.

    Data di pubblicazione: 26/10/2026

  • Docente con carica di consigliera di amministrazione in una società commerciale: sussiste incompatibilità?
  • L’art. 53, primo comma, del D.Lgs. n. 165 del 2001 prevede che resta ferma per tutti i dipendenti pubblici la disciplina delle incompatibilità dettata dagli articoli 60 e seguenti del Testo Unico approvato con d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3. L’art. 60 del DPR n. 3 citato prevede che l'impiegato non può esercitare il commercio, l'industria, né alcuna professione o assumere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fine di lucro, tranne che si tratti di cariche in società o enti per le quali la nomina è riservata allo Stato e sia all'uopo intervenuta l'autorizzazione del Ministro competente. Deve essere considerata come esercizio del commercio e dell’industria ogni attività imprenditoriale; deve, inoltre, essere considerato esercizio di attività imprenditoriale il ricoprire la posizione di presidente o di amministratore delegato di società di capitali. Non costituisce, invece, esercizio di attività imprenditoriale il ricoprire la posizione di amministratore o di presidente di fondazioni o associazioni o di altri enti senza fini di lucro. Invece, il divieto in questione di cui all'art. 53 citato non pone limiti alla partecipazione di un pubblico dipendente in società commerciali in qualità di mero socio di capitale (es socio di SRL, azionista di SPA e, per analogia, socio accomandante di società in accomandita semplice, socio in una società semplice agricola, ecc.). Esso esclude, invece, come detto sopra, che egli possa ricoprire cariche sociali, compiere atti di amministrazione nella società, trattare o concludere affari in nome della stessa. La Corte dei Conti, con la Sentenza n. 9 del 7 maggio 2019, ha affermato che per un dipendente pubblico a tempo indeterminato è assolutamente vietata l’attività di amministratore unico di una società di capitali, in quanto carica sociale palesemente e testualmente vietata e non autorizzabile ex art.60, d.P.R. n.3 del 1957, richiamato dall’art.53, co.1, d.lgs. n.165 del 2001 (che, nel caso di specie, tra l’altro, era stata svolta non in modo occasionale ma sistematico, dal 15.1.2004 al 19.9.2016). La giurisprudenza della Corte dei Conti è molto rigida in materia Il dipendente pubblico non può assumere incarichi di amministrazione in società di capitali. Sussistendo un divieto assoluto di legge, l'attività non è neanche autorizzabile dall' amministrazione di appartenenza. ( Corte Conti Umbria n. 60 del 2022). La Corte dei Conti della Sardegna, con la Sentenza n. 130/2024, ha ribadito i suesposti principi. Riportiamo alcuni passaggi della motivazione " Il caso portato all’attenzione di questo Collegio attiene alla prima delle tipologie delineate, per la quale permane integro, anche dopo le modifiche normative riferite, il limite inderogabile all’esercizio di attività commerciali e industriali e di assunzione di cariche aziendali presso imprese private aventi fini di lucro (salvo che - ex art. 62 T.U. n. 3 del 1957 - si tratti di società o enti ai quali lo Stato partecipi o comunque contribuisca, in quelli che siano concessionari dell'amministrazione di cui l'impiegato fa parte o che siano sottoposti alla vigilanza di questa). L’azione esercitata nei confronti della convenuta si compendia nell’avere illecitamente ricoperto, contemporaneamente alle funzioni di XXX dell’INPS, quelle di consigliere di amministrazione della società XXXX, come confermato all’esito delle indagini condotte dalla Guardia di Finanza. Sulle circostanze di fatto emerse attraverso le puntuali verifiche svolte in sede investigativa non occorre dilungarsi, non essendo in contestazione la ricostruzione degli avvenimenti, sotto il profilo sostanziale; ex adverso, necessita di essere chiarito che le prestazioni oggetto di imputazione, rispetto al complessivo schema prescrittivo tracciato, rientrano tra quelle assolutamente incompatibili - e dunque vietate – per le quali non è previsto che si pronunci preventivamente l’amministrazione di appartenenza, non potendo comunque essere svolte". ........ per i differenti casi di cui all’art. 60 del T.U. n. 3 del 1957, tra i quali quello in esame, tale aspetto risulta del tutto ininfluente, trattandosi di occupazioni per cui la legge ha effettuato a monte un vaglio di non cumulabilità con il rapporto di impiego pubblico, per altro sanzionando gravemente la condotta inadempiente sul piano disciplinare, senza accordare all’Ente alcun potere di rimuovere il divieto inderogabile fissato............ Sul punto, deve comunque sottolinearsi che le funzioni del Consiglio di amministrazione di una società di capitali sono solo in parte delegabili, ricorrendo precisi limiti di legge alla facoltà di affidare le relative competenze ai consiglieri; vi è, infatti, un nucleo di poteri – in cui si sostanziano le attività strategiche di direzione – che non può essere demandato ai propri membri, costituendo il contenuto indefettibile della struttura di vertice in cui si basa l’assetto societario. Tali incombenze conferiscono di per sé un ruolo di tutto rilievo a coloro che ne fanno parte, concretandosi nella partecipazione alla definizione della politica societaria (a titolo d’esempio, redazione bilancio di esercizio, aumento del capitale sociale o riduzione per perdite, fusione o scissione della società), come tale da ritenere rientrante a pieno titolo nella categoria degli impieghi incompatibili, di cui all’art. 60 in considerazione". Conclusivamente, riteniamo che la dipendente – in servizio a tempo pieno - non possa essere autorizzata allo svolgimento della carica di consigliere nel Consiglio di Amministrazione di una società a responsabilità limitata (S.r.l.).

    Data di pubblicazione: 26/10/2026

  • Passaggio alla settimana corta: riduzione dell’orario scolastico, recupero delle frazioni orarie e deroghe per esigenze di trasporto...
  • Occorre distinguere due fattispecie diverse, che producono effetti differenti sul recupero delle frazioni orarie e sulla natura stessa delle modalità e delle procedure da seguire: 1) Riduzione dell’unità oraria per motivi didattici (organizzazione autonoma della scuola): - Natura: si tratta di una scelta riconducibile all’autonomia didattica e organizzativa dell’istituzione scolastica. - Organi competenti: la modifica dell’unità oraria e la conseguente programmazione delle modalità di recupero vanno deliberate dal Collegio dei docenti; l’adattamento del calendario scolastico (e le relative modifiche alla scansione dell’orario) richiede la delibera del Consiglio di istituto conformemente alla normativa sull’autonomia. Entrambi i passaggi (e le conseguenze che ne derivano) confluiscono nel PTOF, che deve comunque esplicitare le modalità didattiche e organizzative dell’offerta formativa. - Recupero ore: le frazioni orarie perse devono essere integralmente recuperate. Il recupero riguarda il monte ore previsto per gli studenti e gli obblighi contrattuali del personale docente: la scuola deve garantire il monte ore annuale complessivo previsto dagli ordinamenti vigenti per ogni indirizzo di studi. Le modalità (attività curricolari, attività di recupero/potenziamento, ampliamento dell’offerta formativa, viaggi d’istruzione, ecc.) vanno deliberate e documentate dal Collegio. In ogni caso, a tutti gli studenti deve essere garantita la fruizione dell’orario ordinamentale. - Documentazione: è fondamentale conservare i registri delle attività di recupero e ogni documento che dimostri l’effettiva restituzione del monte ore agli studenti e l’adempimento degli obblighi da parte dei docenti. 2) Riduzione per motivi di trasporto o altre cause di “forza maggiore” (motivazioni organizzative/logistiche): - Natura: modifica adottata per esigenze logistiche/organizzative esterne (es. impossibilità di garantire il rientro con i mezzi del TPL). La circolare storica di riferimento (CM 243/79) e le norme pattizie distinguono puntualmente questa ipotesi da quella di carattere didattico. - Organi competenti: la decisione che incide sul calendario scolastico e sulla durata delle lezioni per motivi di trasporto attiene più a motivazioni organizzative, Ciò nonostante, entrambi gli Organoi collegiali di riferimento devono essere coinvolti, proprio perché l’organizzazione oraria deve essere parte integrante del PTOF; - Prima di portare tale ipotesi organizzativa agli OOCC, il Dirigente scolastico deve attivare il necessario confronto con l’ente locale e con le aziende di trasporto, al fine di acquisire gli elementi necessari per illustrare al Collegio e al Consiglio le motivazioni oggettive. - Recupero ore: nei casi riconducibili a cause di forza maggiore per problemi di trasporto, la prassi interpretativa consolidata (richiamata dalla circolare e dal CCNL) stabilisce che non sussiste obbligo per i docenti di recuperare le frazioni orarie ridotte. In tale ipotesi, non è richiesto il recupero quotidiano delle frazioni perdute purché la delibera sia motivata. Tale fattispecie rappresenta comunque una problematica di non notevole complessità, considerato che , in ogni caso, agli studenti vanno garantiti il diritto allo studio e la fruizione piena dell’offerta formativa prevista dagli ordinamenti; è quindi necessario, prima di adottare tale soluzione, provvedere al una preciso computo delle ore complessive che possono essere garantite agli studenti, tenendo conto del calendario scolastico effettivo dell’anno di riferimento; ove invece il monte ore annuo risultasse insufficiente, si ritiene che la scuola debba comunque adottare azioni per garantire il diritto allo studio (organizzazione di attività di recupero, prolungamento ore in altri periodi, ecc.). - Ambito di applicazione: la riduzione può essere limitata alle classi/ordini interessati dai problemi di trasporto o estesa all’intera istituzione; la scelta deve essere documentata e motivata in relazione al bacino di utenza e allo stato dei servizi di trasporto. - Percentuali: la normativa non prevede una soglia numerica minima di alunni trasportati per giustificare la riduzione. Spetta al Dirigente, sulla base di dati concreti (numero di alunni che usufruiscono del trasporto, orari dei mezzi, indicazioni dell’ente locale), proporre agli OOCC una ipotesi organizzativa adeguatamente e ampiamente motivata. - Altro aspetto da non sottovalutare è quello concernente l’attivazione di adeguate azioni di informazione e comunicazione destinate a studenti e famiglie; le scelte devono essere esplicitate chiaramente nel PTOF, in modo che le famiglie, all’atto dell’iscrizione, possano disporre di tutti gli elementi per assumere le opportune scelte. Il dirigente potrebbe, inoltre, effettuare un’indagine preventiva per acquisire il “punto di vista” delle famiglie, chiarendone però le finalità meramente istruttorie e non assimilabili ad un livello deliberativo che rimane di competenza degli OOCC.

    Data di pubblicazione: 26/10/2026

  • Un parere sulla flessibilità del congedo di maternità per una docente supplente nominata da GPS...
  • Premesso che, “Il novellato articolo 16 del D.lgs n. 151/2001 dispone: “1. È vietato adibire al lavoro le donne: a) durante i due mesi precedenti la data presunta del parto, salvo quanto previsto all'articolo 20; b) ove il parto avvenga oltre tale data, per il periodo intercorrente tra la data presunta e la data effettiva del parto; c) durante i tre mesi dopo il parto, salvo quanto previsto all'articolo 20; d) durante i giorni non goduti prima del parto, qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta. Tali giorni si aggiungono al periodo di congedo di maternità dopo il parto, anche qualora la somma dei periodi di cui alle lettere a) e c) superi il limite complessivo di cinque mesi. Mentre, il successivo comma 1.1 dispone che:” In alternativa a quanto disposto dal comma 1, è riconosciuta alle lavoratrici la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto entro i cinque mesi successivi allo stesso, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro". Nel caso specifico, la docente ha un contratto di lavoro dal 15 settembre - fino al 30 giugno e ha presentato un certificato di gravidanza con data presunta del parto il 10/10/2026. Quindi, il calcolo normale del congedo di maternità è il seguente: Periodo ante obbligatorio (2 mesi): dal 10/08/2026 al 09/10/2026. Periodo post obbligatorio standard teorico: dal 10.10.2026 al 10.01.2027, 3 mesi dopo il parto (il giorno del parto è un giorno a sé). Periodo per il quale, la docente ha diritto al congedo di maternità interamente retribuito dal 15.09.2026 al 10.01.2027. Nel quesito si chiede se la docente ha diritto ai quattro mesi dopo il parto. Al riguardo, si precisa che se questa condizione è riferita alla flessibilità, cioè posticipare dalla data di nomina (15/09/2026) il periodo ante parto dopo il parto la nostra risposta è negativa, di seguito i relativi chiarimenti. La circolare INPS 148/2019 al punto 1.1 specifica: “Per poter esercitare la facoltà di fruire di tutto il congedo di maternità dopo il parto è necessario che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e, ove presente, il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro. Si precisa che la predetta documentazione sanitaria deve essere acquisita dalla lavoratrice nel corso del settimo mese di gravidanza e deve attestare l’assenza di pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro fino alla data presunta del parto ovvero fino all’evento del parto qualora dovesse avvenire in data successiva a quella presunta. Come regola generale, per il personale a tempo determinato la richiesta è possibile solo se in servizio effettivo, nel periodo del proprio rapporto contrattuale di lavoro (punto 1.6 stessa circolare INPS 148/2019). Conclusivamente,  per quanto precisato,  la nostra risposta è negativa, si ritiene che solo se fossero state rispettate le condizioni sopra citate la docente avrebbe avuto diritto a posticipare il periodo dal 15/09/2026 al 09/06/2026 dopo il parto.

    Data di pubblicazione: 26/10/2026

  • Liceo linguistico con classi articolate: possibilità di modificare l’insegnamento della seconda e terza lingua...
  • La questione della differenza tra seconda e terza lingua nei licei linguistici è stata ed è oggetto di grosso dibattito a livello ordinamentale, tenendo conto che, mentre nel DPR 89/2010 era stato previsto il raggiungimento di un livello B2, nelle indicazioni nazionali tale livello è stato fissato al B1, anche in considerazione di un eguale monte ore previsto nei piani di studio. In pratica, tutte le istituzioni scolastiche hanno “tarato” e declinato il curriculum in base alle Indicazioni Nazionali (B1). Tanto premesso, pur condividendo la necessità di riallineare i due gruppi, non si ritiene opportuno apportare tale variazione per la classe quinta del corrente anno scolastico, anche perché sul sistema SIDI degli anni precedenti sono presenti i riferimenti a tale differenziazione. Peraltro, il diritto/dovere ad una corretta informazione nei confronti di studenti e genitori, potrebbe portare a difficoltà nel caso in cui la scelta delle discipline oggetto di esame potesse ricadere sulla terza lingua, considerato altresì che un “cambio in corsa” potrebbe essere oggetto di contestazioni e di eventuali contenziosi. Si ritiene, quindi, che la scelta potrà essere effettuata nell’ambito dell’aggiornamento del PTOF per il prossimo triennio, previa acquisizione proposta del Consiglio di classe seguendo, per quanto concerne la procedura deliberativa, le previsioni normative contenute nel comma 14, art. 1 , Legge 107/2015 (in estrema sintesi: elaborazione del Collegio, approvazione del Consiglio di Istituto). La procedura corretta richiederebbe di applicare tale variazione a partire dal triennio; si potrebbe quindi iniziare dalla classe terza di quest’anno scolastico (iniziato da poco) e procedere “a scorrimento” negli anni successivi. Naturalmente, ci sarà poi necessità di una tempestiva interlocuzione con l’ufficio organici del UAT competente, prima dell’inserimento dei dati di organico previsionale per il prossimo anno scolastico.

    Data di pubblicazione: 26/10/2026

  • Personale ATA: gestione dei casi di insufficiente rendimento e possibili provvedimenti disciplinari...
  • La situazione rappresentata pone una questione di possibile inadempimento degli obblighi inerenti alla prestazione lavorativa, che non può essere esclusa per il solo fatto che le criticità segnalate sembrino riconducibili a una carenza di capacità professionale del dipendente. L'obbligo di diligenza previsto dall'art. 2104 c.c. impone infatti al lavoratore di eseguire le mansioni affidategli con la cura e la professionalità normalmente esigibili in relazione al profilo di appartenenza. Ne consegue che anche l'imperizia, ove imputabile al dipendente, può assumere rilevanza disciplinare, non essendo necessario che l'inadempimento si manifesti attraverso un deliberato rifiuto di eseguire le disposizioni ricevute. La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che, quando siano individuabili parametri per accertare se la prestazione sia eseguita con la diligenza e la professionalità medie proprie delle mansioni affidate, lo scostamento significativo da tali parametri può costituire indice di inesatto adempimento degli obblighi contrattuali, purché imputabile al lavoratore almeno a titolo di colpa. Nel caso rappresentato, la considerevole anzianità di servizio del dipendente, la natura ordinaria delle attività assegnate e la formazione e le istruzioni già impartite costituiscono elementi meritevoli di specifica considerazione nella valutazione della condotta. In particolare, la reiterata incapacità di svolgere compiti elementari, nonostante adeguate istruzioni e formazione, può costituire indice di violazione degli obblighi di diligenza e professionalità, ferma la necessità di accertare le concrete circostanze e l'imputabilità delle condotte. Appare pertanto opportuno acquisire una relazione circostanziata della DSGA, nella quale siano individuati i compiti assegnati al dipendente, le istruzioni impartite, le attività formative e di affiancamento svolte, le scadenze eventualmente fissate, gli errori e le omissioni riscontrati e le conseguenze concretamente prodotte sul funzionamento dell'ufficio. Sarà altresì utile considerare le mansioni precedentemente svolte dal dipendente, per verificare l'effettiva esigibilità delle prestazioni richieste e l'eventuale presenza di circostanze idonee a escluderne o attenuarne la responsabilità. L'accertamento dovrà inoltre considerare il contesto organizzativo nel quale il dipendente è stato chiamato a operare, verificando che le difficoltà riscontrate non siano state determinate o significativamente condizionate da circostanze estranee alla sua sfera di responsabilità, quali istruzioni insufficienti o contraddittorie, carenze nell'organizzazione del lavoro, mancata disponibilità degli strumenti necessari ovvero situazioni di conflittualità o ostilità nell'ambiente lavorativo. Tali circostanze, ove effettivamente riscontrate, dovranno essere considerate nella valutazione dell'imputabilità degli inadempimenti, senza tuttavia escludere automaticamente la responsabilità del dipendente per le prestazioni comunque esigibili. Qualora emergano specifiche e documentate violazioni degli obblighi di servizio imputabili al dipendente, potrà procedersi all'esercizio dell'azione disciplinare, nel rispetto delle disposizioni del d.lgs. 165/2001 e del CCNL applicabile. La contestazione dovrà riguardare fatti determinati, adeguatamente documentati e collocati temporalmente, non essendo sufficiente il generico riferimento a una complessiva incapacità lavorativa o a un persistente insufficiente rendimento. Quanto alla competenza, ai sensi dell'art. 55-bis, comma 9-quater, del d.lgs. 165/2001, il dirigente scolastico è competente per le infrazioni punibili con sanzioni fino alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per dieci giorni. Per le infrazioni punibili con sanzioni superiori, gli atti dovranno essere tempestivamente trasmessi all'Ufficio per i procedimenti disciplinari competente, affinché provveda alla tempestiva contestazione degli addebiti. L'eventuale licenziamento disciplinare per insufficiente rendimento, ai sensi dell'art. 55-quater, comma 1, lett. f-quinquies), del d.lgs. 165/2001, presuppone la reiterata violazione degli obblighi concernenti la prestazione lavorativa e la costante valutazione negativa della performance per ciascun anno dell'ultimo triennio, secondo le modalità previste dalla normativa. Resta ferma, ai sensi del primo periodo del medesimo articolo, la disciplina generale del licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, ove ricorrano autonomi e comprovati presupposti di gravità dell'inadempimento. Nel caso rappresentato, tuttavia, gli elementi disponibili non consentono, allo stato, di ritenere integrati i presupposti di una sanzione espulsiva (la cui adozione non compete al D.S.). Quanto all'episodio dell'estrazione non autorizzata dei dati degli alunni, si tratta di un fatto distinto, che richiede un autonomo approfondimento. Occorrerà chiarire quali dati siano stati estratti, per quali finalità, con quali modalità e se l'operazione sia avvenuta in violazione delle istruzioni impartite e delle autorizzazioni relative al trattamento dei dati personali. Sarà altresì opportuno coinvolgere il responsabile della protezione dei dati per valutare gli eventuali profili rilevanti ai sensi della normativa sulla protezione dei dati personali. Prima di procedere disciplinarmente, dovrà tuttavia essere chiarita la natura del richiamo verbale già effettuato, non potendosi sanzionare nuovamente una condotta che abbia già costituito oggetto di un provvedimento disciplinare. Altra strada, in astratto percorribile, potrebbe essere costituita dall’accertamento dell’inidoneità psico-fisica del lavoratore. Tuttavia, allo stato, il ricorso al d.P.R. 171/2011 non appare praticabile per il solo fatto che il dipendente non riesca a svolgere adeguatamente le attività amministrative assegnate. La procedura di accertamento dell'inidoneità psicofisica prevista dal d.P.R. 171/2011, infatti, non può essere utilizzata quale rimedio ordinario all'insufficiente rendimento professionale. Il suo avvio richiede elementi obiettivi e specifici idonei a far presumere una condizione di inidoneità psicofisica, assoluta o relativa, e non può fondarsi sulla sola difficoltà del lavoratore nell'esecuzione dei compiti assegnati. In conclusione, si suggerisce di procedere tempestivamente a una puntuale ricostruzione e documentazione delle criticità riscontrate, al fine di verificare se esse integrino violazioni degli obblighi di servizio imputabili al dipendente e, in caso positivo, di attivare il procedimento disciplinare secondo le competenze e le modalità previste dalla legge. Resta comunque opportuno adottare, sul piano organizzativo, le misure necessarie ad assicurare il regolare funzionamento degli uffici, anche mediante un'adeguata distribuzione delle attività e, ove utile, ulteriori istruzioni operative, senza che ciò comporti la rinuncia all'esercizio del potere disciplinare in presenza dei relativi presupposti.

    Data di pubblicazione: 23/10/2026

  • La scuola può rifiutare l’iscrizione di uno studente non più soggetto all’obbligo scolastico per mancanza di posti?
  • La disciplina per la composizione delle classi fa riferimento al DPR 81/2009, che contiene indicazioni sia per quanto concerne il numero minimo e massimo di studenti nelle classi inziali del ciclo, sia per quanto attiene la numerosità delle classi frequentate da studenti ed alunni con disabilità (di norma non più di venti alunni ove possibile). Bisogna poi tener conto dei limiti di capienza determinati dalla superficie utile delle aule, per le quali le norme per la progettazione forniscono un parametro generale di riferimento e sottolineano la necessità di disporre di uscite di larghezza sufficiente per consentire il rapido deflusso in casi di emergenza. Il caso descritto nel quesito si presenta di una certa complessità, in particolare per quanto concerne la presenza di un alunno disabile in tutte le classi che hanno già una numerosità superiore alle venti unità. Pur tenendo conto della necessità di garantire il diritto/dovere all’istruzione e formazione, previsto dal D.Lgs 76/2005 (fino al conseguimento di un titolo conclusivo o almeno di una qualifica professionale entro il diciottesimo anno di età), si ritiene che la scuola non sia obbligata ad accettare la domanda di iscrizione, peraltro presentata, da quanto si evince, ad organici già definiti. Ciò nonostante, il dirigente scolastico potrà verificare, con prudente apprezzamento, se accettare o meno l’istanza, tenendo conto dei seguenti elementi: - La capienza “fisica” delle aule” (con il supporto del RSPP) - La gravità della disabilità degli alunni già iscritti e il PEI già deliberato (nella misura in cui le attività possano essere condizionate da un eccessivo affollamento) - Il parere del consiglio di classe in cui lo studente potrebbe essere inserito. Nel caso di valutazione negativa, potrà essere fatta una verifica sul territorio, di concerto con i colleghi dirigenti scolastici e chiedendo, se necessario, il supporto dell’Ufficio scolastico territoriale, che terrà conto anche delle motivazioni della richiesta (se per cambio di residenza o per volontà di trasferirsi in altro ambiente scolastico).

    Data di pubblicazione: 23/10/2026

  • Supplenze di lingua inglese nella scuola primaria: procedura da seguire in caso di esaurimento della graduatoria di istituto...
  • Gentile utente, l’O.M. 27/2026 all’art. 14 relativo alle supplenze brevi e temporanee prevede al comma 16 un ordine dettagliato per l’attribuzione delle supplenze nella scuola primaria per l’insegnamento della lingua inglese, precisando che: “ Le supplenze conferite da graduatorie di istituto da disporsi sui posti di scuola primaria i cui titolari provvedono all’insegnamento della lingua inglese sono conferite, secondo l’ordine di posizione occupato nella relativa graduatoria scolastica: a) gli aspiranti che nei concorsi per esami e titoli precedenti all’anno 2012 per l'accesso all'insegnamento nella scuola primaria sono stati inclusi nella graduatoria di merito e hanno superato la prova facoltativa di accertamento della conoscenza della lingua inglese; b) agli aspiranti che hanno superato la medesima prova nelle sessioni riservate di esami per il conseguimento dell'idoneità all'insegnamento nella scuola primaria; c) agli aspiranti forniti del titolo di laurea in Scienze della formazione primaria, in relazione agli esami di lingua straniera previsti nel piano di studi; d) agli aspiranti inclusi nella relativa graduatoria di scuola primaria in possesso dei titoli di cui ai punti B.2 e B.6 delle tabelle A/1 e A/2; e) agli aspiranti inclusi nelle graduatorie dei concorsi ordinari per titoli ed esami per la scuola primaria banditi nel 2012 e nel 2016; agli aspiranti inclusi nelle graduatorie dei concorsi ordinari per titoli ed esami per la scuola primaria banditi a decorrere dal 2020, limitatamente a coloro che hanno raggiunto la soglia di idoneità all'insegnamento della lingua inglese; f) agli aspiranti inclusi nelle graduatorie per la scuola primaria del concorso straordinario indetto con D.D.G. n. 1546 del 7 novembre 2018 che abbiano conseguito la relativa idoneità ai sensi dell'articolo 8, comma 4, secondo e terzo periodo, del decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 17 ottobre 2018. 17. “ Tutte queste categorie di aspiranti sono comprese nella graduatoria di istituto ma al comma 18 è precisato che nel caso di esaurimento della graduatoria di istituto il dirigente scolastico provvede al conferimento della supplenza utilizzando le graduatorie di altri istituti della provincia secondo il criterio di viciniorità, sino all'intera provincia, reso a tale fine disponibile dal sistema informativo. Inoltre al comma 22 è previsto che “ in caso di esaurimento delle graduatorie di istituto le scuole pubblicano sul proprio sito istituzionale specifici avvisi finalizzati al reclutamento di docenti forniti dell’abilitazione – per i posti di sostegno, della relativa specializzazione per l’insegnamento agli alunni disabili – o, in subordine, del titolo di studio; copia degli avvisi viene altresì inviata all’Ufficio scolastico territorialmente competente, che provvede alla pubblicazione sul proprio sito in un’apposita sezione.” Nel caso sottoposto quindi se la scuola non ha alcuna disponibilità di docenti nella graduatoria di istituto tra le categorie sopra richiamate, dovrà ricorrere alla graduatoria degli altri istituti viciniori e dell’intera provincia o in subordine agli avvisi per il reclutamento di personale esterno alle graduatorie, il cui contratto seguirà le stese regole degli altri contratti attribuiti ai candidati delle graduatorie ufficiali.

    Data di pubblicazione: 23/10/2026

  • Rappresentanti dei genitori nei consigli di classe, interclasse e intersezione: modalità di nomina e pubblicità degli esiti elettorali...
  • Il presente parere definisce il quadro giuridico-operativo e la corretta sequenza procedimentale relativa all'elezione, alla nomina e alla pubblicazione dei rappresentanti dei genitori negli organi collegiali a livello di singola istituzione scolastica (consigli di classe, interclasse e intersezione), integrando la disciplina speciale di settore con la normativa in materia di protezione dei dati personali. La procedura elettorale per le rappresentanze dei genitori è disciplinata dall'Ordinanza Ministeriale 15 luglio 1991, n. 215 e ss.mm.ii., le cui disposizioni di cui agli articoli 21, 22 e 23 regolano le modalità semplificate di convocazione delle assemblee, lo svolgimento delle votazioni e la costituzione dei seggi elettorali. In particolare, l'articolo 22, comma 4, stabilisce che in ciascuna classe, subito dopo la conclusione dell'assemblea, debba essere costituito un seggio elettorale onde facilitare e rendere rapide le operazioni di voto, di scrutinio e di proclamazione degli eletti. Al contrario, l'articolo 22, comma 5, prevede che per l'elezione dei rappresentanti degli studenti in seno al consiglio di istituto sia la commissione elettorale dell'istituto a provvedere alla riassunzione dei voti e alla proclamazione (fattispecie limitata al rinnovo annuale e non dell’intero organo). È pertanto di tutta evidenza che la proclamazione dei rappresentanti dei genitori spetta ai singoli seggi elettorali nel caso dei rappresentanti di classe, intersezione e interclasse, nello specifico al Presidente del seggio al termine dello spoglio, con contestuale effettuazione dell'eventuale sorteggio in caso di parità di voti. Le operazioni elettorali e la proclamazione sono formalizzate nel verbale di seggio, atto pubblico che deve essere tempestivamente trasmesso al Dirigente Scolastico. Dal punto di vista della sequenza amministrativa, occorre, dunque, operare una netta distinzione tra la fase della proclamazione degli eletti e la successiva fase di emanazione del decreto di nomina. L'articolo 47 dell'O.M. 215/1991 dispone che la seconda fase procedimentale, rientra nella competenza esclusiva del Dirigente Scolastico, il quale, ricevuti i verbali e verificatane la regolarità, adotta il formale provvedimento di nomina. In riscontro alla prassi amministrativa e alla legittimità dell'atto, si conferma la piena ammissibilità dell'emanazione di un unico decreto di nomina cumulativo che raccolga gli eletti di tutte le classi, sezioni e plessi dell'Istituto Comprensivo, a condizione che nel preambolo dell'atto siano espressamente richiamati i riferimenti protocollari e le date dei singoli verbali di seggio di ciascun plesso, garantendo così il rispetto dell'obbligo di motivazione dell'atto amministrativo ex articolo 3 della Legge 241/1990. Per quanto riguarda le concrete modalità di notifica e diffusione del provvedimento, il doveroso contemperamento tra gli obblighi di pubblicità e la tutela della riservatezza, si raccomanda l'applicazione del principio di minimizzazione dei dati personali sancito dall'articolo 5, paragrafo 1, lettera c) del Regolamento UE 2016/679 (GDPR), affiancato dall'articolo 2-ter del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice Privacy), come novellato dal D.Lgs. 101/2018 e dal D.L. 139/2021, nonché dalle prescrizioni contenute nel Vademecum del Garante Privacy "La scuola a prova di privacy" (Edizione 2023 e seguenti). A tal fine, nel rispetto della massima tutela della riservatezza e dell'essenzialità del dato, si consiglia fortemente di formalizzare le modalità di pubblicazione nel modo seguente: il decreto unico di nomina sarà pubblicato all'Albo online dell'Istituto, ma a tale atto non verrà allegato alcun elenco dei membri eletti, evitando così la diffusione indistinta in rete dei nominativi. Parallelamente, sulle altre sezioni del sito web istituzionale dell'Istituto non verrà pubblicata alcuna informazione o elenco relativo agli eletti. La conoscibilità degli eletti sarà invece garantita mediante la formale affissione degli elenchi nominativi esclusivamente all'interno della bacheca cartacea della scuola e dei singoli plessi, per un periodo di tempo limitato. Inoltre, al fine di assicurare la conoscenza puntuale da parte dei soli soggetti direttamente interessati, gli elenchi completi dei rappresentanti nominati saranno resi consultabili all'interno dell'area riservata del Registro Elettronico, accessibile in modalità protetta dai soli genitori e alunni abilitati tramite identità digitale SPID o CIE (ex art. 51 del DDL Semplificazioni - Legge n. 182/2025, che modifica l'art. 7, comma 31, del D.L. n. 95/2012). Se la pubblicazione in cartaceo è troppo gravosa, perché ormai desueta nella scuola, basta la pubblicazione sul registro. In conclusione, la procedura si perfeziona con la proclamazione redatta a verbale dal seggio, a cui segue l'adozione da parte del Dirigente Scolastico di un unico decreto di nomina per l'intero Istituto ex art. 47 O.M. 215/1991. Per la fase pubblicitaria si consiglia di tenere conto dell'art. 5 del GDPR e all'art. 2-ter del Codice Privacy, limitando l'affissione degli elenchi alla bacheca cartacea e alla consultazione protetta sul Registro Elettronico riservato, escludendo qualsiasi allegato nominativo dall'Albo online e omettendo ogni pubblicazione sul sito web dell'istituto.

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