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    Data di pubblicazione: 29/10/2026

  • Assenza per grave patologia ed esonero dalla reperibilità: obblighi del dipendente e presupposti per l’eventuale avvio di un procedimento disciplinare...
  • Un'assistente amministrativa risulta assente in data odierna dopo aver comunicato tramite istanza l'assenza dovuta a malattia e stato patologico sotteso...

    Data di pubblicazione: 29/10/2026

  • Trasferimento in corso d’anno tra indirizzi di studio diversi: disciplina del nulla osta e passaggio a una classe inferiore...
  • L’iscrizione ad un indirizzo del secondo ciclo di iscrizione e l’ammissione alla frequenza di una determinata classe devono tener conto del quadro normativo generale, in particolare dell’articolo 192 del testo unico e s.m.i., e della normativa secondaria (in questo caso la recentissima ordinanza sugli esami integrativi). A conferma di quanto sopra indicato, si riportano i principali riferimenti in merito Il comma 1 dell’art. 192 del D.Lgs 297/94 così recita: …. Gli alunni accedono alle classi successive alla prima per scrutinio di promozione dalla classe immediatamente inferiore ….. L’articolo 2 della Ordinanza ministeriale 7 agosto 2026, n.162, così prevede: 1. Ai sensi dell’articolo 1, comma 7, terzo periodo, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, come novellato dall’articolo 1, comma 3, del decreto-legge 9 settembre 2025, n. 127, convertito con modificazioni dalla legge 30 ottobre 2025, n. 164, sostengono gli esami integrativi: a) gli studenti ammessi alla classe successiva in sede di scrutinio finale a partire dal secondo anno dei percorsi di scuola secondaria di secondo grado, al fine di ottenere il passaggio a una classe corrispondente di altro percorso, indirizzo, articolazione, opzione; b) gli studenti non ammessi alla classe successiva in sede di scrutinio finale a partire dal terzo anno dei percorsi di scuola secondaria di secondo grado, al fine di ottenere il passaggio a una classe, corrispondente a quella frequentata con esito negativo, di altro percorso, indirizzo, articolazione, opzione. Dalla lettura comparata delle fonti sopra riportate, si può evincere che non si ritiene possibile l’ammissione ad una classe inferiore rispetto a quella per la quale lo studente è già stato ammesso. Il caso in oggetto, infatti, si riferisce ad una studentessa che ha già adempiuto all’obbligo di istruzione e che ha già acquisito il titolo di ammissione alla classe terza di un percorso “ordinario”. Non si ritiene quindi legittima l’iscrizione alla classe seconda di un indirizzo di istruzione tecnica (oggi liceo tecnologico). Anche in caso di ritiro dalle lezioni, il passaggio ad una classe corrispondente di altro indirizzo (terza su terza) richiederebbe il superamento degli esami integrativi, trattandosi di studentessa che ha ormai già frequentato il primo biennio. A tal proposito, si sottolinea che il termine ultimo per lo svolgimento della sessione di tali esami è fissato, sia dalla normativa primaria che dalla recente Ordinanza, entro la data di inizio delle lezioni dell’anno scolastico di riferimento, data ampiamente superata.

    Data di pubblicazione: 29/10/2026

  • Collaboratori scolastici: individuazione delle mansioni di assistenza igienico-personale alla luce del parere ARAN del 5 novembre 2024...
  • Gentile utente, l'orientamento applicativo ARAN ID 31486 (del 5 novembre 2024, ex CIRS124) chiarisce che il cambio del pannolino, la pulizia e il lavaggio delle parti intime degli alunni rientrano a tutti gli effetti tra i doveri d'ufficio dei collaboratori scolastici. Il parere ARAN ha come principale riferimento la previsione contrattuale: l'attività è ricompresa nella declaratoria delle mansioni del profilo di collaboratore scolastico del CCNL Istruzione e Ricerca (incluso il CCNL 2019-2021), che prevede l'assistenza materiale non specialistica nell'uso dei servizi igienici e nella cura dell'igiene personale degli alunni (nelle scuole dell'infanzia, primaria e per gli alunni con disabilità). Inoltre, nello stesso parere è presente un riferimento giurisprudenziale: L'ARAN richiama la sentenza della Corte di Cassazione (Sez. VI, n. 22786 del 30/05/2016), la quale stabilisce che il rifiuto ingiustificato del collaboratore a svolgere tali compiti, se richiesti dal dirigente scolastico, integra gli estremi del reato di rifiuto di atti d'ufficio (art. 328 del Codice Penale). Il CCNL del comparto Istruzione e Ricerca sottoscritto il 18 gennaio 2024 ha definito in maniera puntuale il profilo del collaboratore scolastico; l’ARAN, con l’orientamento applicativo CIRS124 del 5 novembre 2024, ha espressamente ricondotto alla cura dell’igiene personale anche la pulizia, il lavaggio degli alunni e il cambio dei pannolini; infine, la Cassazione penale, con la sentenza n. 582 dell’8 gennaio 2025, è tornata sulla responsabilità conseguente al rifiuto di prestare urgenti cure igieniche a un alunno con disabilità. Per individuare i compiti specifici legati all’ordinaria assistenza igienica dell’alunno, occorre distinguere l’assistenza materiale e igienica non specialistica dalle prestazioni propriamente sanitarie e occorre, nello stesso tempo, garantire al lavoratore condizioni organizzative e di sicurezza adeguate. Il punto di partenza è l’Allegato A al CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021 del 18 gennaio 2024. Tra le specifiche professionali del collaboratore scolastico viene ricompresa la vigilanza sugli alunni e, nelle scuole dell’infanzia e primaria, l’assistenza necessaria nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale. La stessa declaratoria aggiunge una disposizione specifica riferita agli alunni con disabilità: al fine di rendere effettivo il diritto all’inclusione scolastica, il collaboratore presta ausilio materiale non specialistico nell’accesso alle strutture scolastiche, negli spostamenti all’interno e nell’uscita, nonché nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale. ARAN ha riportato testualmente entrambe le previsioni nell’orientamento applicativo del 5 novembre 2024. Quindi, nella scuola dell’infanzia e primaria, l’assistenza necessaria nell’uso dei servizi e nella cura dell’igiene personale è prevista dal profilo professionale in termini generali: la previsione non è limitata agli alunni con disabilità. Per gli alunni con disabilità, invece, opera l’ulteriore previsione dell’ausilio materiale non specialistico e il CCNL non la circoscrive alla scuola dell’infanzia o primaria. Essa assume pertanto rilievo anche nei successivi gradi di istruzione quando, in ragione della condizione dell’alunno, sia necessaria assistenza materiale nell’uso dei servizi igienici e nella cura personale. La normale sostituzione del pannolino, accompagnata dalla pulizia e dal lavaggio necessari, appartengono dunque alla sfera dell’assistenza igienica. Diverso è il caso nel quale alla pulizia siano associate procedure invasive, sanitarie o comunque richiedenti specifiche competenze professionali. La distinzione tra assistenza di base e assistenza specialistica non è recente, ma il principio è stato successivamente rafforzato dal D.Lgs. 13 aprile 2017, n. 66. L’art. 3, comma 2, lett. c), prevede infatti l’assegnazione dei collaboratori scolastici anche ai fini dello svolgimento dei compiti di assistenza previsti dal relativo profilo professionale. La norma richiede inoltre che nell’assegnazione si tenga conto del genere degli alunni interessati. L’art. 7, comma 2, lett. d), dello stesso decreto stabilisce inoltre che nel PEI siano esplicitati gli interventi di assistenza igienica e di base svolti dal personale ausiliario nell’ambito del plesso scolastico, distintamente dalle risorse professionali destinate all’assistenza all’autonomia e alla comunicazione. Tale distinzione è stata richiamata anche dal Consiglio di Stato, Sezione III, nella sentenza n. 7089 del 12 agosto 2024. Segnaliamo, come supporto normativo, anche la raccomandazione n. 2 dell'Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità. In conclusione, in un ipotetico mansionario allegato al Piano ATA, ai collaboratori scolastici sono assegnati tutti i compiti previsti dal CCNL (accoglienza e sorveglianza nei confronti degli alunni nei periodi immediatamente antecedenti e successivi all’orario delle attività didattiche, nel cambio dell’ora o nell’uscita dalla classe per l’utilizzo dei servizi e durante la ricreazione e del pubblico; pulizia dei locali, degli spazi scolastici, degli arredi e delle pertinenze; vigilanza sugli alunni, compresa l’ordinaria vigilanza e l’assistenza necessaria durante il pasto nelle mense scolastiche e, nelle scuole dell’infanzia e primaria, nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale; custodia e sorveglianza generica sui locali scolastici; collaborazione con i docenti). Tra i compiti legati all’assistenza necessaria (nelle scuole dell’infanzia e primaria) nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale, nonché all’ausilio materiale non specialistico agli alunni con disabilità (indipendentemente dall’ordine di scuola frequentata) nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale, sono ricomprese le seguenti attività: accompagnamento al bagno, cambio del pannolino, pulizia dopo l’evacuazione, lavaggio, aiuto nella vestizione e nelle ordinarie operazioni necessarie alla cura personale. Questi infatti, sono compiti ordinari riconducibili all’assistenza materiale e igienica non specialistica. Al contrario, non può essere automaticamente ricondotta allo stesso ambito qualsiasi attività sanitaria soltanto perché eseguita durante l’assistenza dell’alunno. Cateterismi, gestione clinica di stomie, aspirazioni, procedure invasive, medicazioni complesse o interventi che richiedono valutazioni sanitarie devono essere esaminati sulla base della specifica situazione dell’alunno, delle indicazioni sanitarie e dei protocolli applicabili.

    Data di pubblicazione: 29/10/2026

  • Il personale ATA può usufruire di 3 ore di Legge 104 e 3 ore per motivi personali nella stessa giornata?
  • I permessi orari per l'assistenza ai familiari con disabilità possono essere fruiti anche a ore, in virtù della clausola di cui all'articolo 68, comma 1 del CCNL del comparto "Istruzione e ricerca" del 18 gennaio 2024. Anche i permessi per motivi personali sono fruiti a ore, sempre dal personale ATA, ai sensi dell'articolo 67, comma 1 dello stesso CCNL. Il citato art. 67 al comma 2 lett d) prevede che i suddetti permessi non possono essere fruiti nella stessa giornata consecutivamente ad altre tipologie di permessi fruibili ad ore, previsti dalla legge e dalla contrattazione collettiva, nonché con i riposi compensativi di maggiori prestazioni lavorative fruiti ad ore. Fanno eccezione i permessi di cui all’art. 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104 e i permessi e congedi disciplinati dal d.lgs. n. 151 del 2001. Pertanto, la risposta al quesito è affermativa e il dipendente, fruendo di entrambe le tipologie di permesso, può dunque assentarsi per l'intero orario lavorativo giornaliero. Si ritiene opportuno osservare che le condizioni di fruizione dei permessi non sono le stesse. Per quanto riguarda i permessi per l'assistenza ai familiari con disabilità, questi costituiscono un diritto che l'amministrazione non può negare; il dipendente, tuttavia, è tenuto a predisporre una programmazione mensile dei giorni (o delle ore) in cui intende assentarsi, in modo da "garantire la funzionalità del servizio e la migliore organizzazione dell'attività amministrativa" (articolo 68, comma 2 CCNL). In caso di urgenza, il dipendente può comunque presentare l'istanza nelle 24 ore precedenti e comunque non oltre l'inizio dell'orario di servizio del giorno di fruizione (articolo 68, comma 3 CCNL). Per quanto riguarda, invece, i permessi per motivi personali o familiari, questi devono essere documentati, anche mediante autocertificazione. L'amministrazione, come chiarito dall'ordinanza della Corte di cassazione n. 12991 del 13 maggio 2024, deve effettuare un bilanciamento fra le esigenze di funzionalità del servizio e le esigenze personali del lavoratore, in seguito al quale può anche negare la fruizione di tali permessi. Conclusivamente, come sopra affermato, riteniamo che in presenza delle condizioni per la concessione di entrambi i permessi, essi possano essere cumulati nella medesima giornata lavorativa.

    Data di pubblicazione: 29/10/2026

  • Riduzione dell’unità oraria: obblighi di recupero delle frazioni orarie, vigilanza durante gli intervalli e validità delle soluzioni organizzative adottate...
  • La questione della cosiddetta ricreazione rientra tra le diverse opportunità che il DPR 275/1999 ha riservato all’autonomia organizzativa delle istituzioni scolastiche, per rispondere nel modo più efficace ai bisogni che gli alunni manifestano nel corso del processo di apprendimento. Le diverse modalità di organizzazione della ricreazione sono, a tal fine, definite all’interno del Regolamento d’istituto, adottato e modificato, ogniqualvolta se ne presenti la necessità, dal consiglio d’istituto. È dunque nel Regolamento che devono trovare definizione i tempi, le modalità di svolgimento e le responsabilità della vigilanza. La funzione del collegio docenti è quella di esprimere delle proposte, da portare all’attenzione del consiglio d’istituto. Non è invece opportuno che deliberi la riduzione oraria di parte delle ore curricolari, perché il CCNL di comparto 2019/21, all’art. 43, comma 7, prevede che: “qualunque riduzione della durata dell'unità oraria di lezione ne comporta il recupero prioritariamente in favore dei medesimi alunni nell’ambito delle attività didattiche programmate dall’istituzione scolastica.”. Nel caso della ricreazione non si parla di riduzione ma di rimodulazione dell’orario scolastico per collocare uno o più momenti di pausa, funzionali al recupero psico-fisico degli alunni. Il tempo occupato dai due intervalli è dunque da considerare tempo scuola. Infatti le sei ore di permanenza a scuola non sono ridotte e i docenti rispettano l’obbligo delle 18 ore settimanali. I dieci minuti dell’intervallo tra le lezioni possono quindi essere ricavati come proposto nel quesito, oppure togliendo 5 minuti alla 2^ e alla 4^ ora e cinque minuti alla 3^ e alla 5^ ora. Avremmo comunque 4 ore da 55’ e 2 ore da 60’. Si tratta di una piccola modifica all’orario ipotizzato, ma con un vantaggio nella sorveglianza alla ricreazione; se tutti i docenti delle ore intermedie fossero impegnati, nessuno di essi sarebbe in debito o in credito di minuti. Se invece solo i docenti delle prime due ore avessero l’orario pieno non potrebbero essere impegnati nella sorveglianza nel caso in cui avessero esaurito il loro obbligo di servizio. Con la modifica suggerita sarebbero impegnati nella sorveglianza tutti i docenti che cederanno i cinque minuti da dedicare alla ricreazione e in questo modo andrebbero in paro e, comunque, avere più docenti a disposizione nella fase della ricreazione consentirebbe un maggiore controllo ed eviterebbe di tenere il conto di crediti e debiti orari. Concludendo, si suggerisce di adottare il modello che alla prova dei fatti risulti più funzionale, magari dopo una breve sperimentazione. Oltre questo si consiglia di non ipotizzare riduzioni dell’unità oraria di lezione, in quanto la ricreazione deve essere considerata una diversa modalità di svolgimento dell’attività scolastica, tanto è vero che i docenti hanno interesse ad osservare le relazioni e le dinamiche interpersonali che si sviluppano in questo spazio esterno all’aula e hanno il dovere di garantire la sicurezza dei minori e di richiamarli ad un comportamento corretto e controllato. Si consiglia infine di dedicare l’attenzione necessaria alla redazione della parte del Regolamento d’istituto che si occupa dei momenti di pausa rispetto al lavoro in classe. Servono regole precise sui tempi, sugli spazi della scuola utilizzabili, sulle modalità di sorveglianza e su eventuali norme disciplinari per gli alunni che non stiano alle regole. La ricreazione è un momento delicato per la sicurezza degli alunni, quindi è necessario che le regole siano precise, chiare e conosciute. Quindi è preferibile agire nell’ambito dell’alternativa ipotizzata dal collegio docenti, ma evitando, nel limite del possibile, che la ricreazione si svolga all’interno della classe.

    Data di pubblicazione: 29/10/2026

  • Elezioni dei rappresentanti degli studenti: possibilità di svolgimento oltre i termini previsti in caso di occupazione scolastica...
  • Vorrei sapere se è prevista a livello normativo la possibile di effettuare le elezioni dei rappresentanti di classe (alunni scuola secondaria secondo grado)...

    Data di pubblicazione: 28/10/2026

  • Il collegio deve deliberare i criteri sull'uso delle ore di potenziamento e i criteri da seguire per le sostituzioni?
  • Vi risulta che il Collegio dei docenti sia tenuto a deliberare i criteri dell'uso delle ore di potenziato e i criteri per la sostituzione dei colleghi assenti?...

    Data di pubblicazione: 28/10/2026

  • Settimana corta: dubbi sul calcolo della ricreazione e sul computo delle ore lavorate
  • Con la presente si richiede formale parere in merito alla corretta applicazione della normativa vigente circa la riorganizzazione dell'orario scolastico su 5 giorni settimanali...

    Data di pubblicazione: 28/10/2026

  • Acquisizione digitale del consenso informato preventivo: utilizzo della piattaforma Unica e del Registro elettronico...
  • In riferimento al quesito formulato, concernente la possibilità di acquisire mediante la piattaforma ministeriale Unica o il Registro elettronico il consenso informato preventivo previsto dalla Legge 9 giugno 2026, n. 104, si rappresenta quanto segue. La questione è regolata dalla legge 9 giugno 2026, n. 104, con particolare riferimento all’art. 1, commi 2 e 3, e dagli artt. 20, comma 1-bis, 40, comma 1, e 65, commi 1 e 2, del D. Lgs. 7 marzo 2005, n. 82 (Codice dell’Amministrazione Digitale), concernenti, rispettivamente, il requisito della forma scritta e la validità del documento informatico, la formazione digitale dei documenti delle pubbliche amministrazioni e la validità delle istanze e delle dichiarazioni presentate telematicamente. L'art. 1, commi 2 e 3, della legge 9 giugno 2026, n. 104 prescrive l'acquisizione del consenso informato preventivo, in forma scritta, per la partecipazione degli studenti alle attività extracurricolari o di ampliamento dell'offerta formativa riguardanti temi attinenti all'ambito della sessualità. Tale previsione deve essere interpretata alla luce della disciplina generale del documento informatico dettata dal Codice dell'amministrazione digitale (CAD), che individua nella formazione digitale la modalità ordinaria di produzione documentale delle pubbliche amministrazioni. L'art. 40, comma 1, del CAD stabilisce, infatti, che le amministrazioni formano gli originali dei propri documenti con mezzi informatici, secondo le disposizioni del Codice e le Linee guida AgID. Quanto al requisito della forma scritta, l'art. 20, comma 1-bis, del CAD stabilisce espressamente che il documento informatico soddisfa tale requisito e possiede l'efficacia probatoria prevista dall'art. 2702 del Codice civile quando è sottoscritto mediante firma digitale, firma elettronica qualificata o firma elettronica avanzata, oppure formato attraverso un processo conforme ai requisiti previsti dalla medesima disposizione. Ne consegue che la forma scritta prescritta dalla legge n. 104/2026 non implica il ricorso alla sottoscrizione autografa su supporto cartaceo, essendo il requisito pienamente soddisfatto anche mediante un documento informatico formato o sottoscritto secondo le modalità previste dal CAD. Tanto premesso, l'acquisizione del consenso informato può avvenire mediante la piattaforma ministeriale UNICA, che integra l'applicativo SIGILLO per la sottoscrizione dei documenti mediante firma elettronica avanzata (FEA). Tale modalità soddisfa il requisito della forma scritta previsto dalla legge n. 104/2026 e conferisce al documento l'efficacia probatoria di cui all'art. 2702 del Codice civile, ai sensi dell'art. 20, comma 1-bis, del CAD. Occorre, inoltre, garantire l’evidenza che il consenso acquisito sia riferito all’attività proposta, alle informazioni e al materiale didattico, secondo quanto prescritto dalla Legge 104/2026 e dalla Nota MIM prot. n. 4712 del 14 settembre 2026. Anche l’acquisizione del consenso mediante il Registro elettronico trova fondamento nell’art. 65, comma 1, lettera b), del CAD, che riconosce la validità delle istanze e delle dichiarazioni presentate telematicamente alle pubbliche amministrazioni quando il dichiarante sia identificato mediante SPID, CIE o CNS. Il successivo comma 2 stabilisce che tali istanze e dichiarazioni sono equivalenti a quelle sottoscritte con firma autografa apposta in presenza del dipendente addetto al procedimento. Tale equiparazione consente di soddisfare anche il requisito della forma scritta previsto dalla legge n. 104/2026. Affinché tale disposizione trovi applicazione, però, è necessario che il genitore, dopo essersi identificato mediante SPID o CIE, esprima una specifica e inequivocabile manifestazione di volontà riferita all’attività scolastica interessata. Il sistema deve pertanto associare in maniera univoca l’identità del dichiarante, il contenuto della dichiarazione, la scelta effettuata e il momento del suo rilascio, producendo evidenze documentali idonee a dimostrare l’intera operazione. Il semplice accesso autenticato, infatti, consente di identificare l’utente, ma non documenta, di per sé, la dichiarazione successivamente resa. Indipendentemente dalla soluzione adottata, la procedura di acquisizione del consenso prevista dalla Legge 104/2026 dovrà quindi assicurare: • l'identificazione certa del genitore o dell'esercente la responsabilità genitoriale; • la preventiva messa a disposizione delle informazioni e del materiale didattico, secondo quanto prescritto dalla Legge 104/2026 e dalla Nota MIM prot. n. 4712 del 14 settembre 2026; • una manifestazione di volontà esplicita e inequivocabile, riferita alla specifica attività, mediante opzioni quali «Presto il consenso» e «Non presto il consenso»; • la documentazione dell'identità del dichiarante, dell'alunno interessato, del contenuto esatto della dichiarazione, della scelta effettuata e della relativa data; • l'integrità, l'immodificabilità, la reperibilità e la corretta gestione e conservazione della documentazione acquisita, nel rispetto delle Linee guida AgID. Non possono considerarsi sufficienti, a tal fine, il semplice accesso autenticato al Registro elettronico, la visualizzazione della comunicazione o l'apposizione di una generica spunta di presa visione, in assenza di una specifica e chiara manifestazione di volontà. Ammesso dunque che entrambe le soluzioni sono praticabili, la scelta tra le modalità digitali giuridicamente ammissibili costituisce una questione di natura organizzativa, rimessa all'autonomia dell'istituzione scolastica, nel rispetto delle competenze dei relativi organi. Le procedure individuate potranno essere richiamate nel Patto educativo di corresponsabilità, il cui aggiornamento è espressamente previsto dalla Legge 104/2026 e dalla richiamata Nota ministeriale. In sintesi, alla luce del quadro normativo vigente, si ritiene che la previsione della forma scritta contenuta nella Legge 104/2026 non precluda l'acquisizione digitale del consenso informato preventivo. Risultano pertanto ammissibili, nel rispetto dei rispettivi requisiti: • l'acquisizione del consenso mediante la piattaforma UNICA, con effettiva sottoscrizione del relativo documento attraverso la firma elettronica avanzata (FEA) dell'applicativo SIGILLO, ai sensi dell'art. 20, comma 1-bis, del CAD; • l'utilizzo del Registro elettronico con accesso mediante identità digitale (SPID/CIE), ai sensi dell'art. 65, commi 1 e 2, del CAD, purché la procedura assicuri l'acquisizione di un'effettiva e documentabile manifestazione di volontà, riferita alla specifica attività e alle informazioni preventivamente rese disponibili.

    Data di pubblicazione: 27/10/2026

  • Personale ATA Nella scuola che dirigo, nel mese di ottobre 2026, n. 4 Assistenti Amministrativi e n. 3 Collaboratori scolastici hanno comunicato che nel mese di ottobre percepiranno il compenso per l'attribuzione della posizione economica (Decreto Ministeriale n. 140 del 12.7.2024). L'USP territoriale ha pubblicato, confermandole come definitive, le precedenti graduatorie provvisorie. Nessun decreto di assegnazione delle posizioni economiche è pervenuto da USR/ATP. Tali AA e CS sono titolari di Incarico Specifico (ex art. 54 c. 4 CCNL 18 gennaio 2024) per l'a.s. 2025/26, a carico del Fondo per il miglioramento dell'offerta formativa (MOF), da retribuire con Cedolino unico. Quesito: È possibile pagare a tali AA e CS l'incarico specifico affidato per l'a.s. 2025/26 in sede di contratto integrativo di istituto, o l'attribuzione della posizione economica comporta il riassorbimento dell'incarico specifico e dunque tale incarico non deve essere pagato?
  • Con la pubblicazione della Nota DGPER n. 20526 del 6 agosto 2026, il Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) ha fornito chiarimenti operativi, diretti agli Uffici Scolastici Regionali (USR) e agli Ambiti Territoriali (ATP), per il conferimento delle posizioni economiche finalizzate alla valorizzazione professionale del personale A.T.A. La misura recepisce l'impianto del Decreto Ministeriale 12 luglio 2024, n. 140, attuativo delle disposizioni contenute negli articoli 52 e 79 del CCNL Comparto Istruzione e Ricerca 2019/2021, sottoscritto il 18 gennaio 2024. Il primo elemento di forte discontinuità rispetto al passato risiede nell'interpretazione sistematica dell'istituto. Nel regime di cui agli Accordi Nazionali 2008 e 2009, la posizione economica si configurava come un compenso strettamente correlato allo svolgimento di mansioni aggiuntive ed uffici di particolare responsabilità (es. coordinamento uffici o servizi, assistenza agli alunni disabili, ecc). Il CCNL 2019/2021 (Titolo IV) e la circolare in esame (che recepisce il parere ARAN del 19 giugno 2026) sanciscono invece un cambio di paradigma: la posizione economica assume una valenza puramente economica e non giuridica. L'attribuzione non è più condizionata all'assegnazione di compiti ulteriori, ma rappresenta una modalità di remunerazione del «maggior grado di competenza professionale progressivamente acquisito dai dipendenti nello svolgimento delle funzioni proprie del profilo di appartenenza» (art. 51 CCNL). Inoltre, un'attenta lettura ed interpretazione letterale dell'art. 54, comma 4 del CCNL 18 gennaio 2024 impone di perimetrare con rigore la portata della clausola di riassorbimento dell'indennità per gli incarichi specifici, superando generalizzazioni improprie: A) L'assorbimento dell'indennità riguarda unicamente gli incarichi legati all'assistenza agli alunni (infanzia e disabilità) e al primo soccorso conferiti ai Collaboratori Scolastici. Non trova alcuna applicazione per gli Assistenti Amministrativi e Tecnici, che mantengono il diritto al cumulo pieno dell'indennità d'incarico specifico con la posizione economica. B) sempre in base all'art. 54, comma 4 (ultimo periodo) del CCNL 18 gennaio 2024, l'eventuale assorbimento (totale o parziale) dell'indennità per incarico specifico all'interno della posizione economica deve essere espressamente disciplinato in sede di contrattazione collettiva integrativa nazionale (CCNI) e che tale clausola limitativa abbia "effetto sugli incarichi attribuiti successivamente alla definizione del contratto integrativo". Occorre a questo punto evidenziare che nel testo dell’art. 5 dell’intesa sul FMOF sottoscritta il 22 settembre 2026 è stato eliminato il meccanismo del riassorbimento, confermando la piena cumulabilità tra le posizioni economiche e i compensi per gli incarichi specifici finanziati dal FMOF. Tanto premesso, è opinione di chi scrive che sia possibile (e corretto) procedere al pagamento, a valere sul fondo del MOF, degli incarichi specifici per l'a.s. 2025/2026 in favore degli Assistenti Amministrativi e dei Collaboratori Scolastici interessati poiché l'attribuzione della posizione economica (ai sensi del D.M. n. 140 del 12 luglio 2024 e del CCNL 2019/2021) non comporta l'assorbimento automatico dell'incarico specifico, né la perdita del relativo compenso. A maggior conforto, analizziamo si seguito i punti chiave che disciplinano la materia alla luce del quadro normativo e contrattuale vigente. 1. Come detto, con il nuovo assetto contrattuale del Comparto Istruzione e Ricerca (CCNL 2019/2021) e il successivo D.M. 140/2024, la natura giuridica della posizione economica è mutata: non è più strettamente legata all'esecuzione di mansioni aggiuntive (come avveniva con i vecchi accordi del 2008/2009), bensì costituisce un riconoscimento stabile della professionalità e delle competenze acquisite dal dipendente all'interno del proprio profilo. Infatti: • La citata giurisprudenza amministrativa e gli orientamenti applicativi condivisi (nonché i chiarimenti emersi in sede di contrattazione e i successivi accordi sul FMOF) hanno sancito che la posizione economica e l'incarico specifico sono perfettamente compatibili e cumulabili. • Nel testo dell’art. 5 dell’ipotesi di CCNI relativo al FMOF (sottoscritta in data 22/09/2026) non compare più la previsione che avrebbe consentito di assorbire, in tutto o in parte, il compenso per gli incarichi specifici nell’indennità collegata alla posizione economica. 2. Gli incarichi specifici (disciplinati dall'art. 54 del CCNL 18 gennaio 2024) rispondono a esigenze di flessibilità organizzativa e gravano sul Fondo per il Miglioramento dell'Offerta Formativa (FMOF): • La loro corresponsione avviene sulla base dei criteri definiti in sede di Contrattazione Integrativa d'Istituto e dei relativi incarichi formali conferiti dal Dirigente Scolastico per l'anno scolastico di riferimento (nel nostro caso, il 2025/2026). • Avendo i dipendenti svolto le attività connesse all'incarico specifico formalmente assegnato, e trovando copertura finanziaria nei fondi MOF d'istituto, il compenso dovrebbe essere corrisposto integralmente tramite il sistema del cedolino unico, indipendentemente dall'intervenuta attribuzione della posizione economica. 3. Il fatto che i decreti formali di assegnazione delle posizioni economiche da parte degli Uffici Scolastici Regionali/Ambiti Territoriali non siano ancora materialmente pervenuti alla scuola non sposta i termini della questione per due ordini di motivi: 1. La pubblicazione delle graduatorie definitive a livello provinciale attesta formalmente la posizione dei dipendenti. 2. Anche quando tali decreti saranno pienamente esecutivi e le posizioni economiche, con i relativi arretrati, liquidate (risulta che il pagamento sia già avvenuto con il cedolino del mese di ottobre 2026), esse, a nostro avviso, non dovrebbero intaccare la legittimità degli incarichi specifici già contrattati (e magari liquidati a carico del MOF) per l'a.s. 2025/2026. Concludiamo, precisando che tutte le sigle sindacali rappresentative, concordi nell’affermare la piena compatibilità tra i due benefici, hanno chiesto al Ministero una esplicita direttiva rivolta agli Uffici scolastici regionali e alle Ragionerie territoriali dello Stato, per evitare contestazioni in fase applicativa e garantire uniformità nei pagamenti.

    Data di pubblicazione: 27/10/2026

  • Comportamenti problematici di un alunno con disabilità: limiti dell’intervento scolastico e responsabilità dei servizi territoriali
  • La situazione descritta rappresenta una delle ipotesi più complesse che una istituzione scolastica possa trovarsi a gestire, poiché impone di bilanciare tre diritti costituzionalmente rilevanti: • il diritto all'istruzione e all'inclusione dell'alunno con disabilità; • il diritto all'incolumità e alla sicurezza degli altri studenti e del personale scolastico; • il diritto degli altri alunni a fruire di un ambiente di apprendimento sereno ed efficace. Dalla ricostruzione dei fatti emerge che la scuola ha già attivato un numero significativo di interventi organizzativi, educativi e istituzionali: convocazione di GLO straordinari, segnalazioni ai Servizi sociali, alla Neuropsichiatria infantile, al tutore e all'Autorità giudiziaria minorile, elaborazione di procedure per la gestione delle crisi comportamentali, assegnazione di risorse aggiuntive di sostegno e potenziamento. Qualora tale attività sia stata puntualmente documentata e verbalizzata, appare possibile sostenere che l'istituzione scolastica abbia adempiuto ai propri obblighi professionali, organizzativi e di vigilanza. Il punto centrale della vicenda non sembra infatti essere l'assenza di interventi scolastici, bensì la perdurante mancanza di una presa in carico socio-sanitaria adeguata rispetto ad un quadro che, per intensità, frequenza e gravità dei comportamenti descritti, appare eccedere le ordinarie possibilità di gestione dell'ambiente scolastico. La scuola, infatti, non dispone di strumenti terapeutici né di poteri sanitari. Essa può adottare misure educative, organizzative e preventive, ma non può sostituirsi ai servizi specialistici quando emerge una condizione che richiede una presa in carico clinica continuativa e ad alta intensità. Occorre inoltre evidenziare un elemento particolarmente rilevante: secondo quanto riportato nel quesito, risulta già esistente una disposizione dell'Autorità giudiziaria minorile che prevede il collocamento del minore in una comunità terapeutica. Tale circostanza conferma che il bisogno di una presa in carico specialistica non costituisce una mera valutazione della scuola, ma rappresenta un'esigenza già riconosciuta in altra sede istituzionale. Il fatto che tale collocamento non abbia ancora trovato concreta attuazione per carenza di disponibilità delle strutture non può trasferire sulla scuola responsabilità o compiti che appartengono ad altri soggetti istituzionali. Qualora la situazione abbia subito un ulteriore aggravamento rispetto all'ultimo incontro svolto, appare opportuno procedere alla convocazione di un ulteriore GLO straordinario finalizzato non tanto all'individuazione di nuove misure didattiche, quanto alla formalizzazione dell'attuale impossibilità di gestire efficacemente il caso con le sole risorse scolastiche e alla richiesta di immediate determinazioni da parte dei servizi competenti, invitando formalmente il tutore, i Servizi sociali competenti, la Neuropsichiatria infantile e tutti i soggetti coinvolti nella presa in carico del minore. Nel verbale dovranno essere dettagliatamente riportati: • gli episodi verificatisi; • le misure adottate dalla scuola; • l'incremento della gravità dei comportamenti; • l'impatto sulla sicurezza degli alunni e del personale; • l'incidenza degli episodi sul regolare svolgimento delle attività didattiche; • l'eventuale impossibilità di garantire una frequenza scolastica ordinaria senza adeguati supporti esterni. Particolare rilevanza assume una relazione aggiornata della Neuropsichiatria infantile dalla quale si evinca: • l'attuale quadro clinico; • il livello di rischio per il minore e per terzi; • le misure terapeutiche ritenute necessarie; • l'eventuale necessità di collocamento in struttura terapeutica o di altre forme di presa in carico intensiva; • la compatibilità o meno dell'attuale organizzazione scolastica con la gestione delle crisi comportamentali descritte. Poiché la madre risulta priva della responsabilità genitoriale, il principale interlocutore della scuola deve essere individuato nel tutore del minore. Pertanto tutte le comunicazioni formali, le richieste agli enti e le eventuali segnalazioni alle autorità competenti dovrebbero essere trasmesse anche al tutore, quale soggetto legittimato a rappresentare giuridicamente il minore e ad attivarsi per la tutela dei suoi interessi. Qualora, nonostante le reiterate segnalazioni della scuola, continui a permanere l'inerzia degli enti competenti, appare pienamente legittimo trasmettere ulteriore documentazione alla Procura presso il Tribunale per i Minorenni, evidenziando l'aggravamento della situazione e chiedendo una rivalutazione urgente delle misure di protezione e cura già previste dall'Autorità giudiziaria. Contestualmente appare opportuno informare l'Ufficio Scolastico Regionale sia per finalità di supporto istituzionale sia per garantire la massima tutela dell'operato dell'amministrazione scolastica. Sotto un ulteriore profilo, non può essere trascurato che il dirigente scolastico riveste anche la qualifica di datore di lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/2008. In ragione della gravità e della reiterazione degli episodi descritti, appare altresì opportuno acquisire una valutazione del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) in ordine ai rischi derivanti dalla situazione in esame e verificare, con il supporto del Medico Competente ove nominato, se sussistano elementi tali da richiedere un aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), con particolare riferimento ai rischi per l'incolumità fisica dei lavoratori e ai possibili fattori di stress lavoro-correlato cui risultano esposti docenti e personale ATA. La puntuale documentazione delle misure organizzative e di vigilanza adottate assume particolare rilevanza anche ai fini della dimostrazione dell'adempimento degli obblighi posti a carico dell'istituzione scolastica in materia di vigilanza sugli alunni, secondo i principi elaborati dalla giurisprudenza in applicazione dell'art. 2048 del Codice civile. Pertanto egli è tenuto ad adottare tutte le misure organizzative ragionevolmente esigibili per garantire la sicurezza dei lavoratori e degli utenti del servizio scolastico. In presenza di aggressioni fisiche, lanci di oggetti, danneggiamenti o altre condotte potenzialmente lesive, ogni episodio dovrà essere formalmente registrato e valutato anche sotto il profilo della sicurezza nei luoghi di lavoro, acquisendo, ove esistenti, referti medici, certificazioni di infortunio e ogni altra documentazione utile. Parimenti, qualora le reiterate segnalazioni della scuola continuino a rimanere prive di un adeguato riscontro operativo, appare opportuno evidenziare formalmente agli enti coinvolti che il permanere dell'inerzia può determinare una situazione di grave pregiudizio sia per il minore sia per la comunità scolastica, con possibili ricadute sotto il profilo delle rispettive responsabilità istituzionali. Occorre però precisare un aspetto fondamentale: l'ordinamento scolastico non attribuisce al dirigente scolastico un generale potere di esclusione o di sospensione della frequenza di un alunno per ragioni sanitarie o comportamentali. La scuola non può quindi adottare unilateralmente misure di allontanamento cautelare fondate esclusivamente sulla gravità della patologia o delle condotte poste in essere. Ferma restando la possibilità di applicare, ove ne ricorrano i presupposti e nel rispetto delle garanzie procedurali previste dallo Statuto delle studentesse e degli studenti, le misure disciplinari consentite dall'ordinamento, appare evidente che tali strumenti non risultano idonei a risolvere la problematica descritta, la quale richiede prioritariamente una risposta sanitaria, socio-assistenziale e giudiziaria. Pertanto la soluzione del caso non può essere individuata nella sola dimensione disciplinare, ma richiede necessariamente un intervento coordinato dei servizi sanitari, sociali, del tutore e dell'Autorità giudiziaria minorile. Nel frattempo la scuola dovrà continuare ad applicare i protocolli di gestione delle crisi, documentare sistematicamente ogni episodio significativo, acquisire eventuali referti medici relativi a danni subiti da personale o studenti e adottare tutte le misure organizzative concretamente idonee a ridurre il rischio. In conclusione, l'istituzione scolastica sembra avere già attivato tutte le principali misure educative, organizzative e procedimentali ragionevolmente esigibili nell'ambito delle proprie competenze. La questione appare oggi prevalentemente sanitaria, socio-assistenziale e giudiziaria. L'obiettivo prioritario non è individuare ulteriori misure scolastiche, ma ottenere dagli enti competenti una presa in carico effettiva e tempestiva del minore, senza la quale risulta difficilmente garantibile sia il diritto all'inclusione dello studente sia la sicurezza dell'intera comunità scolastica. Il fatto che l'alunno sia stato riconosciuto ai sensi dell'art. 3, comma 1, della Legge 104/1992 non costituisce, di per sé, un elemento decisivo ai fini della valutazione dell'attuale livello di rischio nel contesto scolastico. Ciò che assume rilevanza è la concreta manifestazione dei comportamenti e il funzionamento effettivo dell'alunno nel contesto educativo. Per tale ragione appare opportuno che la Neuropsichiatria infantile e il tutore valutino l'aggiornamento della documentazione sanitaria e della situazione funzionale del minore, al fine di verificare se l'attuale quadro clinico risulti coerente con quello originariamente certificato e se siano necessarie ulteriori misure terapeutiche, assistenziali o di protezione. Se i fatti sono effettivamente quelli descritti e risultano adeguatamente documentati, non sembra che il problema risieda oggi nella mancata attivazione di strumenti scolastici, bensì nella mancata e concreta attuazione degli interventi terapeutici e di protezione che competono ai servizi territoriali e all'Autorità giudiziaria minorile. In tale situazione la priorità della scuola deve essere duplice: continuare a garantire, per quanto possibile, il diritto all'istruzione dell'alunno e, al contempo, tutelare efficacemente la sicurezza degli altri studenti e del personale scolastico

    Data di pubblicazione: 27/10/2026

  • Richiesta di revoca parziale del congedo parentale in conseguenza della chiusura della scuola per avverse condizioni meteorologiche...
  • L’Amministrazione deve accogliere la richiesta di revoca parziale del congedo parentale limitatamente alla giornata per la quale è stata disposta la chiusura totale dell’Istituto per allerta meteo. Ciò per le seguenti ragioni. 1) La chiusura disposta dalle competenti autorità configura un’impossibilità sopravvenuta della prestazione del lavoratore per fatti indipendenti dalla sua volontà e riconduvcibili "lato sensu" alla parte parte datoriale (factum principis). E in tale giornata i dipendenti sono esonerati dall’obbligo lavorativo (Cod. civ. art. 1296) 2) Il congedo parentale (nella parte facoltativa) non è un diritto indisponibile per il quale il datore di lavoro possa opporre un divieto alla interruzione. L’ARAN e l’orientamento della prassi amministrativa riconoscono la possibilità per il dipendente di chiedere l’interruzione del congedo parentale e riconoscono altresì che la scuola non può rifiutare tale istanza. 3) Svolgendo i due principi precedenti, la giornata oggetto della chiusura non deve essere fatta gravare sul periodo di congedo parentale del docente se il docente domanda la revoca per quel giorno.

    Data di pubblicazione: 27/10/2026

  • Pubblicazione degli incarichi retribuiti con il fondo MOF: obblighi di trasparenza e tutela dei dati personali...
  • La questione è regolata dall'art. 32 della Legge 69/2009 e dalle Linee guida AgID sulla pubblicità legale dei documenti della Pubblica Amministrazione, dal D.Lgs. 33/2013, concernente gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni, nonché dalla disciplina contrattuale del comparto Istruzione e Ricerca e dalla normativa sulla protezione dei dati personali. Occorre preliminarmente distinguere i due istituti richiamati nel quesito, che rispondono a finalità differenti. La pubblicità legale, disciplinata dall'art. 32 della Legge 69/2009, è finalizzata a rendere conoscibili determinati atti e provvedimenti amministrativi, nei casi previsti dall'ordinamento, assicurando, quando richiesto, le condizioni necessarie affinché essi acquisiscano efficacia e producano i propri effetti giuridici. In particolare, ai sensi del paragrafo 8 delle Linee guida AgID sulla pubblicità legale dei documenti della Pubblica Amministrazione, sono soggetti a pubblicazione all'Albo online i documenti previsti dall'ordinamento, da provvedimenti dell'autorità giudiziaria e quelli dai quali possono nascere diritti, doveri, aspettative o interessi legittimi di terzi e dalla cui diffusione nei confronti di una indistinta pluralità di soggetti potenzialmente interessati dipende la loro efficacia. L'Amministrazione trasparente, invece, costituisce la specifica sezione del sito istituzionale destinata alla pubblicazione dei dati, delle informazioni e dei documenti individuati dalla normativa sulla trasparenza, con la finalità di favorire forme diffuse di controllo sull'esercizio delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche. Tanto premesso, nel caso in esame assume particolare rilievo la natura degli incarichi conferiti al personale docente e retribuiti con le risorse del Fondo per il miglioramento dell'offerta formativa (MOF). La relativa disciplina trova fondamento nelle disposizioni contrattuali del comparto Istruzione e Ricerca e, in particolare, nell'art. 78 del CCNL 18 gennaio 2024, che richiama, tra le finalità del Fondo, quelle già previste dall'art. 88 del CCNL 29 novembre 2007, nonché nell'art. 11 del CCNL 23 dicembre 2025, che disciplina, tra l'altro, la contrattazione integrativa d'istituto relativamente ai criteri di ripartizione delle risorse e alla determinazione dei compensi. Gli incarichi indicati nel quesito, quando attribuiti nell'ambito della disciplina contrattuale e dell'organizzazione dell'istituzione scolastica, costituiscono pertanto attività riconducibili al rapporto di lavoro del personale docente, ancorché comportino l'assunzione di specifiche responsabilità, lo svolgimento di attività aggiuntive e il riconoscimento di compensi accessori. Tale qualificazione assume rilievo rispetto agli obblighi di pubblicazione previsti nell’amministrazione trasparente dall'art. 18 del D.Lgs. 33/2013, relativo agli incarichi conferiti e autorizzati ai dipendenti pubblici. Al riguardo, l'ANAC, nella FAQ 13.5 in materia di trasparenza, affronta espressamente la questione degli incarichi finanziati con le risorse dei fondi della contrattazione integrativa, chiarendo che essi non sono soggetti agli obblighi di pubblicazione nell’amministrazione trasparente previsti dal citato art. 18, «in quanto si tratta di incarichi che rientrano nel quadro del rapporto di lavoro». Ne consegue che le nomine relative agli incarichi MOF descritti nel quesito non devono essere inserite nella sottosezione «Personale – Incarichi conferiti e autorizzati ai dipendenti». Rimangono, naturalmente, fermi gli autonomi obblighi di trasparenza relativi alla contrattazione integrativa, previsti dall'art. 21, comma 2, del medesimo decreto, concernenti la pubblicazione dei contratti integrativi, delle relative relazioni e delle informazioni prescritte dalla normativa. Tali obblighi non comportano, tuttavia, la pubblicazione delle singole nomine e dei compensi individuali. Al riguardo, l'art. 11, comma 10, lettera b3), del CCNL 23 dicembre 2025 prevede che i dati sull'utilizzo delle risorse MOF siano forniti indicando, per ciascuna attività retribuita, l'importo erogato e il numero dei lavoratori coinvolti, senza che sia possibile associare il compenso al nominativo del lavoratore che lo ha percepito. Quanto alla prassi di utilizzare la sottosezione «Altri contenuti – Dati ulteriori», occorre richiamare l'art. 7-bis, comma 3, del D.Lgs. 33/2013, che consente alle amministrazioni di pubblicare dati, informazioni e documenti ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione obbligatoria, prescrivendo tuttavia che tale pubblicazione avvenga nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa, procedendo all'indicazione in forma anonima dei dati personali eventualmente presenti. La richiamata disposizione, pertanto, non costituisce un'autonoma base giuridica per la diffusione dei dati identificativi dei docenti contenuti nelle nomine individuali, per la quale è necessario un idoneo presupposto giuridico, ai sensi dell'art. 6 del GDPR e dell'art. 2-ter del D.Lgs. 196/2003. Ne deriva che, in assenza di una specifica disposizione che ne legittimi la diffusione, la pubblicazione delle predette nomine nella sottosezione «Altri contenuti – Dati ulteriori» non può considerarsi conforme alla disciplina vigente. Per quanto riguarda, infine, la pubblicazione all'Albo online, l'art. 32 della Legge 69/2009 disciplina le modalità di assolvimento degli obblighi di pubblicità legale mediante i siti informatici delle pubbliche amministrazioni, senza introdurre un obbligo generalizzato di pubblicazione di tutti i provvedimenti adottati. Nel caso in esame, le nomine relative agli incarichi MOF costituiscono provvedimenti individuali mediante i quali il Dirigente scolastico attribuisce specifiche funzioni a personale già in servizio presso l'istituzione scolastica, nell'ambito del relativo rapporto di lavoro. Tali provvedimenti sono destinati a produrre i propri effetti nei confronti dei dipendenti incaricati, senza che, per la loro efficacia, sia necessaria la diffusione nei confronti di una pluralità indistinta di soggetti potenzialmente interessati. Né risultano specifiche disposizioni che ne prescrivano, in via generale, la pubblicazione all'Albo online. Le nomine in questione non rientrano, pertanto, ordinariamente tra gli atti soggetti a pubblicità legale, ferma restando la verifica di eventuali specifiche disposizioni applicabili alla singola fattispecie. Rimane naturalmente ferma la necessità di formalizzare gli incarichi, comunicarli ai docenti interessati e assicurarne la conoscibilità, secondo le effettive esigenze organizzative, ai soggetti che devono conoscerne il contenuto per ragioni istituzionali, mediante modalità di comunicazione interna coerenti con la normativa sulla protezione dei dati personali.

    Data di pubblicazione: 27/10/2026

  • Partecipazione dei docenti alle attività formative online: un parere sulle modalità di svolgimento e sugli adempimenti in materia di sicurezza
  • Gentilissimi, ho bisogno di un parere relativamente al servizio da svolgersi a distanza nelle attività di formazione dei docenti (derivanti da una delibera collegiale)...

    Data di pubblicazione: 27/10/2026

  • Fruizione frazionata del congedo parentale: computo dei giorni non lavorativi in assenza di ripresa del servizio...
  • Relativamente al congedo parentale e congedo per malattia del bambino, l’art. 34 del CCNL 2024 prevede che i periodi di assenza di congedo parentale e congedo per malattia del bambino, nel caso di fruizione continuativa, comprendono anche gli eventuali giorni festivi che ricadano all'interno degli stessi. Tale modalità di computo trova applicazione anche nel caso di fruizione frazionata, ove i diversi periodi di assenza non siano intervallati dal ritorno al lavoro del lavoratore o della lavoratrice. L'ARAN, con l'O.A. CIRS46 24 febbraio 2021 ha ulteriormente precisato che nell’ipotesi, ad esempio, che il lavoratore o la lavoratrice richiedano 4 giorni di congedo parentale (lunedì –giovedì), 1 giorno di ferie (venerdì) e successivamente altri 4 giorni di congedo parentale (lunedì – giovedì), il sabato e la domenica ricadenti nei due periodi di congedo, non essendo gli stessi intervallati dal ritorno al lavoro, sono considerati congedo parentale e conteggiati nell’ambito Ciò premesso, nel caso di specie si ritiene quanto segue - la docente non deve coprire anche il 24 e 25 novembre (sabato e domenica) in quanto dette giornate sono tra istituti diversi, prima dell’inizio del periodo di congedo parentale e quindi saranno neutre ai fini delle assenze. - in applicazione dell’Orientamento ARAN sopra citato si ritiene che le giornate dal 31 ottobre al 2 novembre siano da imputare a congedo parentale in quanto ricadenti nei due periodi di congedo e non essendo gli stessi intervallati dal ritorno al lavoro.

    Data di pubblicazione: 27/10/2026

  • Un parere sulla legittimità della rettifica delle registrazioni SIDI relative alle sanzioni per rinuncia o mancata risposta alle convocazioni da graduatorie d’istituto...
  • In via preliminare, si conferma la corretta esegesi dell'art. 15, comma 2, lett. a), dell'O.M. n. 27 del 16/02/2026, la cui disposizione stabilisce espressamente che: «la rinuncia a una proposta contrattuale o alla sua proroga o conferma, in questi ultimi casi anche a titolo di completamento, su posto comune comporta, esclusivamente per gli aspiranti docenti che non abbiano già fornito accettazione per altra supplenza, la perdita della possibilità di conseguire supplenze, con riferimento al relativo anno scolastico, dalla specifica graduatoria di istituto sia per il medesimo insegnamento che per il relativo posto di sostegno dello stesso grado di istruzione». La fattispecie rappresentata evidenzia un probabile disallineamento operativo derivante dalle rigidità tecnologiche del sistema informativo SIDI o da un errore di configurazione: l'inserimento della sanzione determina un blocco automatizzato ad ampio raggio (esteso a livello provinciale), il quale travalica la sfera di efficacia circoscritta alla “specifica graduatoria di istituto”. In tale contesto, l'azione amministrativa dell'Istituzione scolastica deve coniugare l'obbligo di alimentazione del sistema informativo (art. 14, comma 8, O.M. citata) con i principi generali di legittimità, trasparenza, tracciabilità e buon andamento (art. 97 Cost.), garantendo al contempo la tutela delle posizioni giuridiche dei terzi e delle altre istituzioni scolastiche interessate. Si suggerisce di non eseguire interventi di modifica o cancellazione di dati sul sistema SIDI — aventi riflessi d'efficacia esterna ed effetti automatizzati — sulla scorta di mere indicazioni o solleciti verbali e telefonici da parte dell'Ambito Territoriale. L'obbligo di comunicazione previsto dall'art. 14, comma 8, impone che ogni variazione dei dati di sistema sia sorretta da idoneo titolo formale e risulti pienamente tracciabile. La rimozione del flag è legittima esclusivamente qualora sia disposta o autorizzata tramite provvedimento formale da parte dell'Ambito Territoriale/UST o a seguito di intervento da parte del Gestore del SIDI. In mancanza di un'istruzione scritta dell'Ufficio sovraordinato, si ritiene che la scuola non possa procedere autonomamente alla de-flaggatura. Onde tutelare l'operato dell'Istituzione e la persistente efficacia dei provvedimenti sanzionatori interni, occorre adottare un decreto del dirigente scolastico che ricostruisca la cronologia dei fatti, evidenzi l'anomalia informatica riscontrata e motivi la necessità di mantenere operativi i decreti nell'ambito dell'istituto. Tale atto deve essere formalmente notificato via PEC all'Ambito Territoriale e/o al Gestore SIDI, unitamente al corredo probatorio (screenshot, report di errore e copia dei decreti), richiedendo contestualmente una disposizione formale scritta o un intervento correttivo centralizzato. L'intervento sul sistema informativo può legittimamente configurarsi quale rettifica tecnica (diretta a riallineare lo stato di fatto informatico al corretto perimetro del provvedimento amministrativo) a condizione che: • sussista un comprovato ed esplicito difetto di funzionamento del sistema o un errore materiale documentabile; • l'operazione sia rigorosamente limitata a circoscrivere l'effetto del blocco, senza alterare la sostanza dei decreti sanzionatori (i quali restano validi e conservati agli atti dell'Istituto); • l'intervento sia espressamente autorizzato per iscritto dall'Ambito Territoriale o dal Gestore SIDI, con puntuale indicazione delle posizioni da rettificare; • venga acquisita e conservata agli atti di causa la ricevuta del log tecnico d'intervento. Ove l'Ambito ribadisca il proprio diniego a formalizzare per iscritto la rettifica dei dati inseriti nel SIDI, la scuola può opporre un riscontro motivato via PEC, declinando la richiesta verbale per difetto di tracciabilità e violazione dei doveri di correttezza amministrativa. Per superare l'impasse e rimuovere l'indebito blocco provinciale mantenendo fermi i decreti dell'Istituto, si prospettano, quindi, due soluzioni operative: • Intervento centralizzato: sollecitare l'Ambito affinché rappresenti il problema a livello centrale in modo che il Ministero valuti se applicare una correzione d'ufficio direttamente sulla banca dati centrale del SIDI; • Procedura di coordinamento: invitare l'Ambito a emanare una nota chiarificatrice rivolta alle scuole della provincia, attestante la validità esclusivamente circoscritta dei decreti dell'Istituto, autorizzando le altre scuole a segnalare formalmente all'Ambito stesso i candidati bloccati per la cancellazione centralizzata d'ufficio. In conclusione, solo in presenza di un'urgenza indifferibile e a fronte della conferma scritta dell'Ambito, l'Istituto potrà procedere direttamente alla rettifica tecnica applicando il protocollo documentale sopra delineato. In ogni caso, la formale comunicazione inviata all'Ufficio scolastico con cui si rileva la criticità è sufficiente a tutelare l'Istituzione scolastica, fermo restando che la gestione del blocco operativo presso le altre scuole non costituisce un problema imputabile alla singola scuola e deve essere risolto a livello centrale.

    Data di pubblicazione: 27/10/2026

  • Nuovo edificio scolastico con insufficienza di aule ordinarie: competenze della Provincia e margini di intervento del Dirigente scolastico...
  • I singoli spazi dell’edificio scolastico prevedono una destinazione d’uso specifica, documentata negli atti progettuali e certificativi, e per tale destinazione presentano caratteristiche specifiche. Questo non esclude in astratto che uno spazio, progettato per essere adibito ad attività di natura laboratoriale, non possa essere impiegato, in considerazione di insormontabili necessità, per una finalità diversa da quella originaria, ma comunque compatibile con le peculiarità che lo contraddistinguono dagli altri spazi. In sostanza, si ritiene che, qualora l’istituzione scolastica abbia necessità di spazi aula per accogliere le classi e l’edificio scolastico non disponga del numero sufficiente di tali spazi, ma disponga di spazi progettati per ospitare laboratori in numero eccedente le esigenze dell’istituzione scolastica stessa, il dirigente scolastico possa verificare se gli spazi-laboratori non utilizzati possano essere adibiti temporaneamente ad uso-aula. A tal fine si consiglia al dirigente scolastico di non assumere decisioni prima di richiedere, oltre a un parere formale al RSPP, una revisione della destinazione d’uso dei locali all’ente proprietario dell’edificio, chiedendo espressamente all’ente proprietario di pronunciarsi, previa interlocuzione con i Vigili del Fuoco e con le autorità competenti, sulla compatibilità degli spazi-laboratorio non utilizzati da adibire a spazi-aula, motivando puntualmente la richiesta con la necessità di realizzare il diritto allo studio degli studenti fornendo loro spazi aula. Tale parere non potrà che tenere conto delle caratteristiche fisiche degli spazi e della tenuta in sicurezza degli eventuali impianti presenti nei locali progettati per ospitare i laboratori Si consiglia anche di acquisire le delibere del collegio dei docenti sull’eventuale impossibilità di ricorrere ad altre soluzioni (turnazioni ecc.) che lederebbero la qualità degli apprendimenti e del consiglio di istituto sull’utilizzo degli spazi (quelli destinati ai laboratori sono in numero superiore rispetto ai laboratori previsti). Qualora il parere sia positivo, il dirigente scolastico adotterà i conseguenti provvedimenti per determinare l’utilizzo degli spazi al fine di ospitare gli studenti per lo svolgimento delle attività ordinarie d’aula almeno fino al perdurare della criticità rappresentata dalla scarsità degli spazi-aula, tenuto conto che i locali laboratoriali utilizzati a tal fine non sono necessari per garantire le attività laboratoriali, già garantite dall’utilizzo di altri locali. Per una tutela del Dirigente scolastico, riteniamo che non sia prudente procedere in autonomia con delle forzature a fronte del parere attuale della Provincia.

    Data di pubblicazione: 27/10/2026

  • Dirigente nominato RUP dalla Stazione Appaltante Qualificata: dubbi sulla firma di alcuni documenti
  • Oggetto: gara aperta per concessione servizio bar all'interno della scuola. Ente proprietario PROVINCIA. Gara conclusa senza affidamento....

    Data di pubblicazione: 27/10/2026

  • Riduzione del numero dei componenti della RSU e assenza di candidati surrogabili: adempimenti e modalità operative...
  • L’art. 9, comma 5, dell’ACNQ del 12 aprile 2022, recita: “5. La RSU decade qualora, esaurita la possibilità di sostituire i componenti dimissionari/decaduti attingendo tra i non eletti della stessa lista, il numero dei componenti scenda al di sotto del 50% del numero previsto all’art. 4 (Numero dei componenti), con il conseguente obbligo di procedere al suo rinnovo, secondo le modalità previste dal presente accordo.”. Pertanto la RSU deve essere considerata decaduta. L’ultimo periodo del comma 4 precedente aggiunge: “In tali casi l’amministrazione informa la RSU la quale ne dà comunicazione ai lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti i dipendenti o pubblicandola nell’intranet dell’amministrazione.” Quindi è la RSU ad informare i lavoratori della scuola dell’avvenuta decadenza. Al successivo comma 8 è previsto che: “8. La RSU che decade nel corso del triennio dalla sua elezione deve essere rieletta entro i cinquanta giorni immediatamente successivi alla decadenza attivando le procedure di cui all’art. 16 (Modalità per indire le elezioni) entro cinque giorni da quest’ultima.”. Pertanto dalla data di decadenza [dalla comunicazione ufficiale ai lavoratori] le OO.SS. di comparto hanno a disposizione 50 giorni per indire le elezioni suppletive per la ricostituzione della RSU.”. Il successivo comma 9 conclude: “9. Nelle more della rielezione e limitatamente al periodo di cui al comma 8, le relazioni sindacali proseguono comunque con le organizzazioni di categoria firmatarie dei contratti collettivi nazionali di lavoro e con gli eventuali componenti della RSU non dimessisi o non decaduti ai sensi del comma 4, che possono anche sottoscrivere eventuali contratti integrativi.”. Ne risulta, quindi, che per i 50 giorni di cui sopra la contrattazione integrativa d’istituto può continuare regolarmente, anche con la presenza dell’unico membro RSU rimasto in carica. Terminati i 50 giorni anche quest’ultimo RSU decade definitivamente. A questa data possono prospettarsi due possibili soluzioni: a. Vengono indette dalle OO.SS. di comparto le elezioni suppletive e si rinnova nei tempi tecnici necessari la RSU d’istituto; b. Non si convocano le elezioni suppletive, le relazioni sindacali procedono senza la RSU d’istituto fino al rinnovo triennale di tutte le RSU e con i soli rappresentanti sindacali territoriali delle OO.SS. di comparto, rappresentative e firmatarie del CCNL. Quindi, in questo secondo caso, sarà possibile concludere la contrattazione integrativa d’istituto con i rappresentanti sindacali territoriali che risponderanno alle convocazioni del tavolo sindacale da parte del dirigente scolastico, e non bisognerà aspettare la ricostituzione a fine triennio della RSU.

    Data di pubblicazione: 26/10/2026

  • Affido esclusivo del minore ad un genitore: è determinante sempre la lettura attenta del provvedimento del giudice...
  • Gentile ItaliaScuola, sottopongo la seguente problematica relativa ad una richiesta di accesso agli atti, attraverso un avvocato, della mamma di un alunno di scuola primaria...

    Data di pubblicazione: 26/10/2026

  • Un parere sul computo delle assenze consecutive in caso di alternanza tra congedo parentale e permessi ex Legge 104/1992...
  • Relativamente al congedo parentale e congedo per malattia del bambino, l’art. 34 del CCNL 2024 prevede che i periodi di assenza di congedo parentale e congedo per malattia del bambino, nel caso di fruizione continuativa, comprendono anche gli eventuali giorni festivi che ricadano all'interno degli stessi. Tale modalità di computo trova applicazione anche nel caso di fruizione frazionata, ove i diversi periodi di assenza non siano intervallati dal ritorno al lavoro del lavoratore o della lavoratrice. Per quanto concerne i permessi L. 104/1992 questi si configurano – nel caso di rapporto di lavoro a tempo pieno - come diritto a tre giorni lavorativi di permesso al mese. Ne consegue che i giorni festivi o non lavorativi intercorrenti tra le giornate di permesso richiesto non vengono computati come giorni di permesso. (Orientamento ARAN 11 aprile 2023 n. 31348) Ciò premesso, nel caso di specie la domenica 25 è compresa comunque tra assenze a titolo diverso mentre la domenica 1 è tra assenze per permessi 104 e quindi non va imputata ai suddetti permessi. Conclusivamente, la docente non deve coprire con una richiesta assenza anche il lunedì che è giorno libero e i giorni intermedi (domenica e giorno libero) sono neutri ai fini delle assenze.

    Data di pubblicazione: 26/10/2026

  • Riunioni collegiali e attività funzionali all’insegnamento: disciplina delle assenze e responsabilità del dirigente scolastico...
  • Si ritiene che una assenza che copra solo parte dell’orario di servizio del docente debba essere riguardata alla stregua di un permesso breve con conseguente applicazione del disposto dall'articolo 16 del CCNL comparto scuola del 2007 e dei limiti e vincoli che esso implica sulle ore di permesso utilizzabili. Il che significa, da un punto di vista della giustificazione, che il lavoratore può limitarsi ad addurre una “esigenza personale”, senza che vi sia necessità né di autocertificarla né tantomeno di documentare la presenza in studio in un determinato orario. Un simile regime di favore – rispetto a quello dei permessi per motivi personali o familiari di cui al c. 2 dell’art. 15 del CCNL del comparto scuola 2007 – trova del resto fondamento nella necessità di recupero delle ore non prestate da parte del lavoratore, a pena di trattenuta stipendiale. Tuttavia, l’ipotesi disciplinata dal citato art. 16 è tarata, per il personale docente, sui permessi fruiti durante l’orario di insegnamento. Rispetto a questi, nel caso di permessi fruiti durante lo svolgimento di attività funzionali o durante la programmazione nella scuola primaria, il problema non è attinente alla verifica di “compatibilità” del permesso con le esigenze di servizio: solo nelle riunioni degli organi collegiali che richiedono il collegio perfetto, il permesso breve è incompatibile – sotto il profilo formale – con l’attività dell’organo. Il problema è che al docente che ne fruisce deve essere richiesto dal dirigente, entro due mesi dalla fruizione del permesso, il corrispondente recupero al fine di evitare la decurtazione stipendiale prevista. La criticità risiede, in altri termini, proprio nelle modalità di recupero. Esso, anche alla luce dell’orientamento applicativo ARAN 22 marzo 2022 CIRS97, non può avvenire in attività di insegnamento ma solo in attività funzionali, data la infungibilità tra le due. In altri termini, delle ore di permesso fruite in occasione di una seduta di un organo collegiale o di una riunione di programmazione non può essere chiesto il recupero in corrispondenti ore di insegnamento. Come noto, tuttavia, le attività funzionali sono programmate prima dell’avvio dell’anno scolastico e per l’intera durata dello stesso. Trovare margine per un simile recupero risulta dunque assai difficoltoso. Si consiglia comunque di offrire la possibilità di recupero delle ore di attività funzionali al docente, anche al di fuori di incontri collegiali, ad esempio con attività formative inserite nel PTOF al fine di evitare la decurtazione stipendiale prevista in caso di mancato recupero entro i due mesi successivi al permesso. Altrimenti, se ciò non risulta possibile per aver contemplato il PTOF solo attività formative all’interno delle 40 ore + 40 ore, ovviamente ciò non sarà possibile o estremamente difficoltoso e dovrà dunque darsi luogo, inevitabilmente, alla decurtazione stipendiale. Riassuntivamente, a fronte di richieste di assentarsi alle sole attività funzionali pomeridiane e della loro assimilabilità a permessi brevi, il dirigente scolastico è tenuto a: - verificare che il docente possa godere di tale tipologia di assenza per non aver consumato il monte ore previsto dall’art. 16 CCNL comparto scuola 2007 e per aver addotto quantomeno una generica «esigenza personale». Il dirigente non può pretendere alcuna autocertificazione o documentazione specifica a supporto, vigendo per i permessi brevi un regime di favore motivato dall'obbligo di successivo recupero orario; - accertare che la seduta dell'organo collegiale non richieda la presenza del collegio perfetto (come avviene, ad esempio, per le attività di scrutinio). Nel qual caso, il permesso breve può essere accordato solo nel caso in cui il docente possa essere sostituito; - richiedere al docente di effettuare il recupero delle ore non prestate entro due mesi dalla data di fruizione del permesso. Il dirigente non può richiedere detto recupero mediante prestazioni di insegnamento, poiché sussiste una stretta infungibilità tra attività di insegnamento e attività funzionali; deve dunque verificare dove reperirne concreti margini operativi. Al fine di agevolare l'assolvimento del debito orario, il dirigente può offrire al docente la facoltà di recuperare le ore mediante attività formative deliberate e inserite nel PTOF, purché collocate al di fuori del monte ore obbligatorio delle 40 ore + 40 ore; - monitorare il rispetto dei termini per il recupero. Il dirigente verifica che quest’ultimo sia stato effettivamente svolto entro l'arco temporale dei due mesi successivi alla fruizione del permesso; - disporre la decurtazione stipendiale proporzionata alle ore non lavorate, nel caso in cui il recupero non sia stato effettuato nei termini.

    Data di pubblicazione: 26/10/2026

  • Esami di idoneità per un’alunna residente e frequentante una scuola all'estero: ammissibilità di un percorso scolastico parallelo...
  • La normativa primaria e il recente Decreto Ministeriale n. 218/2025 in materia di esami di idoneità non prevedono il caso illustrato nel quesito, perché la finalità principale degli esami di idoneità è quello di permettere la frequenza alla classe per la quale si ottiene il riconoscimento o, per gli alunni in istruzione parentale, la verifica e l’attestazione di adempimento dell’obbligo di istruzione nelle scuole italiane. Per gli alunni italiani, l’articolo 2 del DM 218 prevede che gli esami di idoneità possano esser previsti per coloro che si ritirano dalle lezioni entro il 15 marzo, con possibili eccezioni per gli alunni con alto potenziale intellettivo, per i quali si richiede però una adeguata certificazione del consiglio di classe. Anche il DPR 394/99 che regolamenta l’ammissione degli alunni stranieri alla frequenza delle scuole italiane non prevede tale eventualità, né risultano protocolli di intesa italo-francesi in merito (mentre per la scuola secondaria di secondo grado è previsto il conseguimento del doppio diploma grazie alla frequenza dei percorsi ESABAC). Si può osservare, peraltro, che la normativa primaria e secondaria sopra richiamata non vieta in termini assoluti di poter presentare istanza, fatti salvi i requisiti anagrafici previsti dall’art. 10 del D.Lgs 62/2017 ribaditi nel DM 218/2025. L’articolo 3 di tale DM prevede che: …… I genitori degli alunni o coloro che esercitano la responsabilità genitoriale presentano, entro il 30 aprile di ciascun anno, la richiesta di sostenere l’esame di idoneità al dirigente dell’istituzione scolastica statale o paritaria prescelta, unitamente al progetto didattico-educativo seguito nel corso dell’anno. L’istituzione scolastica accerta l’acquisizione degli obiettivi in coerenza con le Indicazioni nazionali per il curricolo……. In sintesi, pur ritenendo piuttosto “incongrua” la situazione, soprattutto in vista della “utilizzabilità” di una eventuale attestazione, si ritiene che la normativa scolastica non vieti in termini assoluti che una famiglia residente all'estero chieda l'ammissione della figlia agli esami di idoneità previsti dall'ordinamento italiano. Tuttavia l'ammissione è rimessa alla valutazione della scuola italiana, che deve accertare la corrispondenza della preparazione dell'alunna con i contenuti e gli obiettivi della classe italiana di riferimento, previa presentazione di un progetto formativo individuale prima di ammettere alla prova d'idoneità.

    Data di pubblicazione: 26/10/2026

  • Percorso 4+2: possibilità di iscrizione alla classe prima quadriennale dopo la bocciatura in un percorso quinquennale...
  • Lo status di «bocciato» nella classe prima del quinquennale non impedisce, di per sé, la richiesta e l’eventuale iscrizione alla prima del quadriennale: il trasferimento riguarda la classe corrispondente (prima ? prima). Non vi sono elementi formalmente ostativi a tale scelta né nel DM 221/2025 (che regolamenta la presentazione dei progetti di filiera), né nella recente ordinanza sugli esami integrativi (OM 163/2026) Vi è però da precisare che la valutazione dell'accoglimento dell'istanza, ferma restando la disponibilità di posto, richiede una apposita valutazione del consiglio di classe, in base a quanto previsto dall'articolo 3, comma 2b, dell'OM 163/2026, che, in coerenza con l'articolo 10 del DM 221/2025, testualmente recita ...... il passaggio da una classe di un percorso quinquennale di scuola secondaria di secondo grado alla classe corrispondente di un percorso quadriennale avviene previa valutazione positiva del consiglio di classe dell’istituzione scolastica ricevente, tenuto conto della programmazione didattica e della correlazione tra il percorso quinquennale di provenienza e quello quadriennale, dopo l’espletamento di un colloquio orientativo..... In sintesi, la scuola può ammettere la frequenza ad una classe prima di uno studente non ammesso in secondo nell'anno scolastico precedente, riservandosi, però di analizzare con attenzione il caso, al fine di agevolare un corretto ed efficace orientamento.

    Data di pubblicazione: 26/10/2026

  • Installazione di un sistema di allarme antintrusione con microfono da remoto: competenze decisionali, adempimenti privacy ed eventuali autorizzazioni
  • uesito su installazione impianto di allarme antintrusione – Competenza del Consiglio di Istituto, aspetti Privacy/GDPR (microfono da remoto) e rapporti con l'Ente Proprietario...

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