Casi & Pareri

Data di pubblicazione: 04/05/2026
  • Piattaforma digitale di food delivery a scuola: arriva una diffida per presunta attività di ristoro priva di concessione...
  • Area Tematica: Forniture
    Argomenti: Acquisti/forniture/contratti: servizio di ristoro

    Domanda

    Con la presente si richiede un urgente parere in relazione ad una diffida ricevuta da questa istituzione scolastica riguardante un servizio di prenotazione online di merende attivato presso l’istituto.
    Il Consiglio di Istituto ha deliberato l’adesione ad un servizio digitale gestito da una società privata operante nel settore del food delivery, attraverso una piattaforma/applicazione mediante la quale studenti e personale scolastico possono prenotare autonomamente prodotti alimentari da consumare durante l’intervallo. Il funzionamento del servizio prevede che gli utenti scelgano in piena autonomia l’esercente commerciale aderente, il prodotto desiderato, il relativo prezzo e la modalità di pagamento. Tali aspetti restano integralmente disciplinati nel rapporto privatistico tra il cliente, la società che gestisce la piattaforma e i singoli esercenti convenzionati.
    La scuola non interviene in alcun modo nella fase commerciale, non vende né somministra alimenti, non percepisce compensi, canoni o commissioni e non trae alcun vantaggio economico dall’iniziativa. L’istituto si limita esclusivamente ad autorizzare, in determinati orari e secondo modalità organizzative interne, l’accesso di soggetti incaricati della consegna, al fine di garantire ordine, sicurezza e regolare svolgimento delle attività scolastiche.
    È stato sottoscritto con la società un documento denominato “xxxxxxxxxxx”, nel quale la scuola si impegna, tra l’altro, a informare studenti e personale circa l’esistenza del servizio, a consentire l’accesso degli esercenti affiliati nei tempi concordati, a individuare un’area destinata alla consegna e a comunicare eventuali variazioni dell’orario scolastico rilevanti per il servizio stesso. Le regole operative prevedono inoltre che la consegna avvenga prima dell’intervallo e che gli ordini vengano ritirati dai rappresentanti di classe; è altresì previsto che accedano esclusivamente gli esercenti autorizzati dalla piattaforma .
    In data xxxxxx questa scuola ha ricevuto una diffida da parte di xxxxxxx, la quale sostiene che il servizio costituirebbe una gestione di fatto di un’attività di ristoro priva di formale concessione o affidamento, in contrasto con la normativa vigente. xxxxxx richiama possibili violazioni dei principi di trasparenza, pubblicità e concorrenza, nonché una presunta elusione degli obblighi relativi ai Criteri Ambientali Minimi e alle indicazioni ANAC. In ragione di tali rilievi, viene richiesta l’immediata sospensione del servizio, la revoca dell’eventuale contratto in essere con l’operatore economico e una risposta entro sette giorni in merito alle misure adottate .
    Alla luce di quanto sopra, si richiede un parere in ordine alla corretta qualificazione giuridica della fattispecie. In particolare, si chiede se il rapporto instaurato debba ritenersi una mera autorizzazione all’accesso temporaneo di soggetti terzi nei locali scolastici, finalizzata esclusivamente alla consegna di beni acquistati privatamente dagli utenti, oppure se possa configurarsi, anche solo in astratto, una concessione di servizi o altra forma di affidamento soggetta alla disciplina del D.Lgs. 36/2023.
    Si richiede altresì di valutare se la circostanza che la scuola non percepisca alcun corrispettivo, non conceda spazi in uso esclusivo, non organizzi direttamente il servizio e non abbia rapporti economici con gli utenti o con gli esercenti sia elemento idoneo ad escludere la configurabilità di un rapporto concessorio.
    Si richiede infine un parere su quale comportamento immediato sia maggiormente opportuno adottare a tutela dell’amministrazione scolastica, tenuto conto della diffida ricevuta. In particolare, se sia consigliabile sospendere cautelativamente il servizio nelle more degli approfondimenti, ovvero mantenere temporaneamente l’attuale assetto motivando l’assenza dei presupposti concessori, oppure revocare l’autorizzazione esistente e procedere, per il futuro, mediante avviso pubblico aperto a più operatori economici.

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