 Tra i fattori di rischio per la salute hanno un peso ormai riconosciuto anche dalla normativa i fattori di rischio psicosociale (fattori legati in modo diretto all’organizzazione del lavoro e alle relazioni tra persone nell’ambiente di lavoro) considerati come una delle cause di possibile alterazione della salute fisica e psichica nei luoghi di lavoro, accanto ai rischi più tradizionali (chimici, fisici, biologici, biomeccanici). La definizione più condivisa li descrive come “quegli aspetti di progettazione e di organizzazione e gestione del lavoro, nonché i rispettivi contesti ambientali e sociali, che potenzialmente possono arrecare danni fisici o psicologici” (Cox e Griffiths, 1995).
Come per gli altri tipi di rischio essi necessitano di una particolare attenzione e di un continuo monitoraggio ai fini della loro rilevazione e prevenzione. Tutto questo assume particolare rilevanza dopo l’approvazione del decreto riguardante la prevenzione della salute e della sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008 e successive modificazioni) che indica espressamente l’obbligo per il datore di lavoro di valutare “tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui quelli collegati allo stress-lavoro correlato” (corsivo aggiunto al testo).
A fronte di ciò anche l’organizzazione scolastica è tenuta ad adeguarsi alla normativa e occuparsi della gestione dei fattori di rischio psicosociale, assolvendo all’obbligo di includere i rischi psicosociali nel Documento di Valutazione del Rischio dove, ai sensi di legge, il dirigente è chiamato (art. 28 del Testo Unico predetto sulla salute e sicurezza sul lavoro) ad individuare i rischi specifici nonché ad attivare gli opportuni interventi a correzione di tali rischi.
L’articolo che pubblichiamo oggi, curato dal Prof. Marco DEPOLO – (Professore ordinario di psicologia del lavoro e delle organizzazioni – Università di Bologna) dalla Dott.ssa Dina GUGLIELMI (Ricercatore di psicologia del lavoro e delle organizzazioni) prova ad evidenziare quali siano gli strumenti più adeguati per una valutazione di questo tipo in un contesto complesso come quello della scuola.
Ringraziamo per la gentile concessione gli autori e l’ANSAS (l’articolo è pubblicato sulla piattaforma FOR di Indire).
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